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Giovedì 2 luglio 2015 - 16:01

Un referendum sprint alla Tsipras? In Italia non si può fare

Serve una legge costituzionale con doppia lettura
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Roma, 2 lug. (askanews) – Un referendum ‘cotto e mangiato’ come quello indetto da Tsipras in Grecia, in Italia non si può fare. O meglio, si può fare, ma certamente non con tempi così serrati: sarebbe necessaria, per indire uno specifico quesito, una legge costituzionale, e questa prevede una doppia lettura dei due rami del Parlamento, con una sosta di non meno di tre mesi fra il primo ed il secondo passaggio.

In Italia, com’è noto, son previsti solo due tipi di consultazioni referendarie: il referendum abrogativo di leggi – o di parti di esse – e quello confermativo, nel caso in cui modifiche costituzionali non abbiamo la maggioranza qualificata dei due terzi delle assemblee.

Questo non vuol dire che non possano esistere altri tipi di referendum: ed infatti – tralasciando quello sulla monarchia – i cittadini italiani son già stati chiamati ad esprimersi per un referendum consultivo. Accadeva nel giugno del 1989 quando, insieme alle elezioni europee, gli elettori si pronunciarono sulla necessità di conferire un mandato costituente al Parlamento europeo che si andava eleggendo.

Per far questo, però, fu necessaria una legge costituzionale ad hoc, con tutta la procedura prevista, ed i relativi tempi.

Per la cronaca, in quel referendum vinsero i ‘sì’ con più dell’88 per cento. Che il voto fosse puramente consultivo, però, si è dimostrato negli anni che son seguiti.

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