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Giovedì 2 luglio 2015 - 19:28

Si riapre dossier riforme, minoranza Pd rilancia Senato elettivo

Nodo è modifica articolo 2. Dal 7 luglio si parte in commissione
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Roma, 2 lug. (askanews) – Si riapre al Senato il dossier delle riforme costituzionali. Dopo quasi un anno dalla prima lettura del ddl Boschi, che fu licenziato tra le proteste delle opposizioni proprio nell’agosto nel 2014, oggi il film potrebbe ripetersi se l’obiettivo di maggioranza e governo è quello di ottenere il via libera entro la pausa estiva dei lavori parlamentari. La minoranza Pd, da sempre critica verso questo progetto, ha già preparato e presentato a Renzi e Boschi un documento in cui rilancia, innanzitutto ma non solo, il tema del Senato elettivo.

Il primo passo oggi è stato compiuto dalla presidente della commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro, che ha riunito l’ufficio di presidenza per fissare la data di avvio dell’esame. Dal 7 luglio si comincerà con la relazione sul testo arrivato dalla Camera, quindi si tratterà di indicare uno o due relatori. E’ probabile che ci saranno alcune audizioni prima di entrare nel vivo. Il premier ieri è uscito allo scoperto annunciando che vuole celebrare il referendum confermativo della riforma nel 2016 e dunque occorrerà concludere il percorso parlamentare, che prevede una pausa di tre mesi tra una lettura e l’altra sul medesimo testo approvato nelle due Camere, entro l’inverno prossimo per poter raggiungere quell’obiettivo.

A differenza di un anno fa, però, non esiste più il patto del Nazareno con Berlusconi e Renzi ha bisogno di raggiungere un accordo con la minoranza dem, i cui sì diventano fondamentali a palazzo Madama, dove la maggioranza ha solo una manciata di voti di vantaggio. Questa consapevolezza può aver spinto 25 senatori del Pd a fare oggi la prima mossa presentando un documento con le richieste di cambiamento. Chiti, Gotor e gli altri chiedono l’elezione diretta del Senato, da sancire nell’articolo 2 del testo e non con la legge ordinaria che accompagna la riforma nella parte transitoria, ma anche un ritorno di competenze legislative che sono state tolte nel passaggio a Montecitorio.

Dal canto loro i senatori dem assicurano che con un’intesa nel partito il percorso della riforma non incontrerà altri ostacoli e anzi può ottenere un ampio consenso anche tra le altre forze politiche. La modifica dell’articolo 2 però rappresenta un rischio per la maggioranza e il governo, si tratta del cuore della riforma e modificarlo comporterebbe un ulteriore passaggio alla Camera, con tutte le incognite di una nuova trattativa con la minoranza.

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