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Mercoledì 24 giugno 2015 - 21:12

Renzi rompe “tabù del rimpatrio” migranti: procedure più veloci

Premier incontra Regioni e vola a Bruxelles: Ue ha bisogno di noi
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Roma, 24 giu. (askanews) – L’Italia “non rinuncia a secoli di civiltà” che “valgono più di un sondaggio d’opinione”, e quindi “quando troviamo qualcuno in mare gli salviamo la vita”. Ma dopo, anche da sinistra bisogna rompere “il tabù” del rimpatrio dei migranti: “Nel momento in cui si arriva in Italia senza titolo, le procedure di rimpatrio devono essere velocizzate”. Alla vigilia del Consiglio Europeo, Matteo Renzi introduce nell’approccio del governo all’emergenza immigrazione anche “il concetto di rimpatrio: non dobbiamo avere più paura, se mai ne abbiamo avuta”, dice in Senato “guardando in particolar modo la sinistra di quest’aula”.

Un passaggio che risponde alle polemiche dei Paesi Ue sull’identificazione dei migranti, ma che guarda anche ai territori che si trovano a doversi far carico della pressione migratoria: anche perchè domani mattina il premier incontrerà le Regioni proprio sulla ripartizione dei richiedenti asilo, tema su cui i governatori di centrodestra stanno dando battaglia. E allora “si tratta di capire come vogliamo affrontare” il tema: “Il primo modo è lo scontro politico, possiamo stare in campagna elettorale permanente”, oppure “possiamo affrontarlo in modo solido” come fa un “grande paese”.

Se questo basterà a sbloccare il faticoso negoziato di Bruxelles lo si vedrà nei prossimi due giorni, ma intanto Renzi mostra i muscoli all’Europa: “L’Italia non è un Paese dei balocchi. Noi siamo un grande Paese che è nelle condizioni persino di fare da sola. Ma è l’Europa che non può pensare di fare da sola. Non può pensare di avere una politica estera affidata singoli Stati”. E quindi “noi facciamo nostra parte, non rinunciamo a nostri valori, siamo pronti ad affrontare le difficoltà. E quando diciamo al Consiglio Ue che l’immigrazione è un problema europeo non stiamo chiedendo che la Ue si sostituisca a noi”. Ma deve essere chiaro che il Mediterraneo “è la frontiera di un continente, non di un Paese”.

Certo, “oggi non ci sono le condizioni per modificare l’approccio di Dublino 2” sui richiedenti asilo, ma anche domani a Bruxelles “combatteremo per una politica europea sul diritto d’asilo: rimpatri a livello europeo, più dialogo con i Paesi nord Africa”, chiarendo che “non si fanno accordi di cooperazione con chi non accetta il rimpatrio”. Abbandonando però “l’isteria e l’egoismo di queste settimane”, e “trovando una giusta via tra paura da un lato e buonismo e superficialità dall’altro.”. L’unico modo per riuscirci, per il premier, è tenere la barra sulla legalità: “Chi ha diritto di restare in Italia deve restare in Italia, chi ha diritto di avere asilo verrà accolto, ma la sinistra non può avere paura del rispetto delle regole, un concetto a cui ci dobbiamo tenacemente aggrappare di fronte a un’ondata che mette a rischio la stessa idea dell’Europa”.

La speranza è che la Ue ritrovi il coraggio di “volare alto”, che torni al “sogno di Lisbona” che non si è ancora realizzato. Che lo faccia sull’immigrazione ma anche sulla crisi economica: “Serve un colpo d’ala”, a partire dalla situazione della Grecia, sulla quale il premier spera in un accordo entro il mese. Sapendo però che “c’è una parte dell’opinione pubblica europea che spera che le prossime siano le ultime settimane di permanenza della Grecia nell’euro”. Un “dato di fatto” di cui Renzi avverte in primo luogo “gli amici greci”, che devono sapere che “la prima condizione per rimettere in moto il Paese è fare le riforme strutturali: vale per l’Italia e vale per la Grecia”. Tanto che “la vera clausola di salvaguardia, il vero fondo salva Stati per l’Italia, è il pacchetto di riforme strutturali che stiamo portando avanti”.

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