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Mercoledì 24 giugno 2015 - 16:18

Fassina via dal Pd, il 4 luglio assemblea a Roma con Civati e altri ex

Possibili uscite di altri dissidenti del partito democratico
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Roma, 24 giu. (askanews) – “Il 4 luglio saremo al teatro Palladium a Garbatella con Civati, Cofferati, Pastorino e i tanti che hanno lasciato il Pd, sono fondatori, dirigenti, militanti che si sentono abbandonati dal partito, con loro avvieremo un percorso politico sul territorio per raccogliere le tante energie che sono andate nell’astensionismo”. Lo ha annunciato Stefano Fassina, in una conferenza stampa a Montecitorio, durante la quale ha spiegato le ragioni del suo addio al Pd. “Anche con Sel intrecceremo un percorso tra i parlamentari e sul territorio, bisogna che affluenti diversi arrivino a un fiume comunque, ci sono tante persone rassegnate e asinistra che devono tornare protaogniste della politica”, ha aggiunto l’ex dem.
L’assemblea del 4 luglio a Roma però “è solo per gli ex Pd”, ci sarà tempo per incontrare tutti gli altri, come Maurizio Landini, animatore di Coesione sociale. “C’è attenzione da tempo nei suoi confronti – risponde Fassina – ma loro non vogliono fare un partito, noi vogliamo essere il loro interlocutore politico”, comunque per ora “non precostituiamo nulla, il percorso è aperto, ci saranno singoli e organizzazioni come Possibile di Civati, l’obiettivo finale è sicuramente un soggetto politico unitario ma non sarà una forza di testimonianza ma una sinistra di governo e non aspetteremo il 2018 per misurarci perchè ci sono altri appuntamenti elettorali come le amministrative dell’anno prossimo in cui proporre una sinistra forte, incisiva, popolare ma non populista”.
Quanto a possibili altre uscite dal Pd Fassina non si sbilancia: “vederemo se altri arriveranno, di certo l’analisi è condivisa con alcuni”, come i senatori Mineo, Tocci e Gotor che al Senato hanno provato a rilanciare le proposte di modifica sulla scuola, “ma si tratta di scelte individuali difficili per chi viene dalla nostra storia perciò rispetto chi non la ritiene opportuna”.
“Ieri al circolo Pd di Centocelle ho con sofferenza lasciato il Pd, l’ho fatto nella periferia romana perchè lì stanno le mie radici, lì sono le persone che mi hanno sostenuto alle elezioni, lì sono quelli che voglio rappresentare e a cui devo dare delle risposte”, l’obiettivo “è ricostruire una sinistra di governo che non sia subalterna al liberismo economico e ai poteri forti”. Così Stefano Fassina, sempre nella conferenza stampa alla Camera, ha spiegato le ragioni per cui ha deciso di lasciare il Pd. Con lui lascerà il partito anche la deputata Monica Gregori.
“La scelta del governo di mettere la fiducia sul ddl scuola – ha detto Fassina – è grave per le istituzioni e insostenibile per il Pd, dopo mesi di mobilitazioni, uno sciopero, il voto delle amministrative che ha chiaramente indicato una rottura con parte del popolo del Pd ci saremmo aspettati una apertura al dialogo, non tanto con la minoranza del Pd ma con chi si è sentito abbandonato”. Per l’ormai ex dem si tratta della “ennesima forzatura che riguarda anche il programma con cui siamo stati eletti e che non prevedeva questo, per noi la scuola rappresenta l’ultimo episodio di una vicenda che non abbiamo condiviso, come il jobs act”.
Secondo Fassina “il Pd si è riposizionato anche in termini di interessi che vuole rappresentare, sempre più attento all’establishment, a Marchionne, agli uomini della finanza internazionale che invadono le amministrazioni pubbliche, è subalterno a una politica economica che non funziona”. “Lasciamo il Pd con spirito costruttivo – ha aggiunto – non passiamo all’opposizione e in Parlamento valuteremo i provvedimenti nel merito cercando di dare un contributo. Siamo tutti convinti che sia necessario il cambiamento ma deve essere progressivo e non regressivo come dimostrano le scelte degli ultimi mesi”.
Monica Gregori, in conferenza stampa insieme a Fassina, ha spiegato perché non poteva più restare nel Pd: “La mia prima tessera di partito è stata quella del Pd, sono entrata in Parlamento da cassaintegrata e il Jobs act è stata la più forte rottura per me: il Pd ha preso un’altra strada, non rispetto più i principi e i valori per cui è nato”. A chi gli ha chiesto se i fuoriusciti del Pd costituiranno anche dei gruppi parlamentari autonomi, Fassina ha risposto: “I numeri parlamentari rimangono quelli, i rapporti di forza non cambiano e poi sarebbe sbagliato partire dai gruppi parlamentari, sembrerebbe solo un’iniziativa di ceto politico che cerca di sopravvivere e cerca di ricollocarsi, ma non è questo quello che vogliamo fare, non cerchiamo scorciatoie, non vogliamo dar vita all’ennesimo contenitore calato dall’alto. Insomma non ci stiamo preoccupando di riportare in Parlamento qualcuno che Renzi non avrebbe ricandidato. So che non è più di moda ma vorremmo fare un’operazione culturale e politica, ripartire dai territori che sono stati abbandonati da questo Pd”.
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