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Lunedì 15 giugno 2015 - 20:31

Buona scuola al rallentatore, in Senato numeri e tempi a rischio

Pesa sconfitta Pd nei ballottaggi. Si cerca quadra con minoranza
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Roma, 15 giu. (askanews) – Dieci voti su emendamenti agli articoli 1 e 3 del ddl di riforma della scuola e stop. La cronaca dei lavori di oggi nella commissione Istruzione e Beni culturali del Senato racconta più di ogni commento che il giorno dopo i ballottaggi amari di Venezia, Arezzo, Matera, Nuoro la maggioranza non ha voglia di giocare con il fuoco. E quindi, al di là dei propositi di “fare il più in fretta possibile”, prende tempo. Certo, senza il parere della commissione Bilancio – presieduta dal senatore Ncd Antonio Azzollini su cui pende una richiesta di arresto – sul piano tecnico era impossibile andare avanti ma su quello politico il rinvio alla seduta di domani alle 20,30 ha anche il sapore di un supplemento di riflessione.

Come non si stancano di ricordare le opposizioni i numeri a palazzo Madama sono “risicati” e la “buona scuola” rischia di diventare un terreno molto scivoloso per il governo. Tanti i fronti aperti. Da un lato c’è Forza Italia, ringalluzzita dalle vittorie del centrodestra unito, che difficilmente farà concessioni o darà aiuti per fare passare la riforma. Sarà un caso ma nella settima commissione oggi si è vista anche la senatrice Mariarosaria Rossi, plenipotenziaria di Silvio Berlusconi. Dall’altro c’è la minoranza interna che stavolta, ben oltre i non voti di testimonianza e i documenti critici redatti in occasione dell’approvazione alla Camera, potrebbe puntare i piedi. In commissione i rapporti di forza sono quelli: 12 senatori per l’opposizione – agguerriti e “pronti a tutto” per cambiare una riforma giudicata pessima da Sel e Movimento cinque stelle – 15 per la maggioranza. Tra questi, però, ci sono i due dissidenti dem Corradino Mineo e Walter Tocci e il senatore a vita Carlo Rubbia. E non è aria, pare, di sostituzioni. Da considerare anche il problema dei tempi: se i nuovi insegnanti dovranno essere in cattedra a settembre la riforma dovrà vedere la luce entro fine mese.

Che fare, quindi? Ci sono solo due strade: giocarsi il tutto per tutto rischiando che sull’articolo 10, quello sul piano di assunzioni dei precari – sul quale Sel ha presentato un emendamento che chiede lo stralcio delle immissioni in ruolo dal corpus complessivo della riforma – i fronti delle opposizioni si coalizzino battendo la maggioranza; oppure trovare un accordo ma al prezzo di modifiche ad alcune parti sostanziali della riforma come la chiamata diretta dei docenti. Meno probabile che passi l’idea di accantonare la “buona scuola” a vantaggio della riforma della Rai (che avrebbe bisogno comunque di attendere i pareri della Bilancio).

La riunione del gruppo Pd di oggi, prima della commissione, è stata, a detta dei presenti, una sorta di work in progress. Un lavoro che proseguirà – i senatori dem si vedranno di nuovo tra domani e dopo domani – e affiancherà l’iter in commissione cercando evidentemente di giungere a una sintesi che soddisfi anche le posizioni più critiche. Non sarà facile. Per Walter Tocci, che oggi è intervenuto nella riunione, “non è questione di singoli emendamenti, c’è da riscrivere una riforma mancata, che non risolve i problemi, aumenta la burocrazia e aggrava gli squilibri esistenti”. Per Mineo, che mette in relazione la sconfitta del Pd in alcuni ballottaggi con la riforma in cantiere, “se Renzi si è accorto dell’errore commesso, lasci che sulla scuola si approvi il mandato al relatore per portare subito al voto in Senato la stabilizzazione del maggior numero di precari”.

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