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Lunedì 8 giugno 2015 - 19:46

Battaglia migranti sui Comuni. Renzi: premieremo chi accoglie

Scorporo spese da patto stabilità. "Lega urla, ma ha fatto guai"
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Elmau, 8 giu. (askanews) – Si gioca sui Comuni italiani la battaglia, tutta politica, sui flussi migratori. E anche al G7 di Elmau, è questo l’unico tema “italiano” su cui Matteo Renzi sceglie di rispondere in conferenza stampa. Per aprire alla possibilità che i Comuni italiani si vedano scorporare dal patto di stabilità interno le spese sostenute per l’accoglienza dei migranti. Ovvero, “esattamente il contrario” di quello che dice il governatore lombardo Maroni, che ha minacciato il bastone di tagliare i fondi regionali ai Comuni che ospitano i migranti. E invece “una piena condivisione di quello che dice il ministro Alfano”, che ha promesso la carota di escludere dai vincoli di bilancio dei sindaci le spese per l’accoglienza. Perchè, chiarisce Renzi, “noi dobbiamo dare incoraggiamenti e incentivi, anche sul patto di stabilità, ai Comuni che ci danno una mano”.

Il che non significa, spiegano fonti di palazzo Chigi, che una tale misura possa arrivare già con il dl Enti locali. Ma sicuramente da Renzi arriva il via libera alla proposta di Alfano, basata sul precedente di un decreto dell’agosto scorso che ha allentato il Patto interno per i 13 Comuni che erano stati più colpiti dai flussi migratori: “Quel decreto ha creato lo spazio per l’iniziativa di questi giorni, stiamo ragionando sui tempi”, spiegano dal Viminale. Il premier vuole però evitare di alimentare uno scontro tra Nord e Sud del Paese, e prende le distanze dalla dichiarazione di Alfano, anche se “la capisco”, di un odio del Settentrione verso il Mezzogiorno: “Non parlerei di scontro nel Paese”. Il bersaglio di Renzi è invece chi “oggi urla”, mentre ieri “ha creato i guai”. L’ex ministro Maroni, in primis, e il leader leghista Salvini, che oggi incita all’occupazione delle prefetture: “Facile dirlo, noi lavoriamo per risolvere i guai creati da chi urla”, con quello che per Renzi è “il tentativo di spostare l’attenzione dai dati positivi dell’economia al tema dell’immigrazione”. D’altronde “il business elettorale della paura paga sempre…”.

La lunga analisi di Renzi è infatti tutta tesa ad inchiodare alle proprie responsabilità i leghisti: “Noi oggi stiamo usando il metodo scelto negli anni passati da Maroni”, basato sull’idea che “l’Italia fa da sola, con la Bossi-Fini e con gli accordi di Dublino”. Ma “è un metodo che non funziona”, accusa il premier, che invece insiste sul “coinvolgimento della Ue”: da soli “non possiamo affrontare” i flussi migratori, ma con “buonsenso e responsabilità risolveremo il problema”. Meglio se tutti, in Italia, abbandoneranno gli “egoismi” locali: così sarà più facile anche chiedere all’Europa di rinunciare ai propri egosimi nazionali, spiega il premier.

Le resistenze dei partner europei hanno infatti per ora prodotto un piano “insufficiente” da parte di Bruxelles, e “l’ho detto chiaramente a Cameron, Merkel, Hollande e Juncker”, dice il premier. Che si dà tempo fino al prossimo Consiglio Europeo del 25 e 26 giugno per “cercare dei risultati”. Sapendo che la partita si gioca, sì, sulla ripartizione dei migranti tra i diversi Paesi comunitari, ovviamente in misura decisamente superiore ai 24mila finora “accettati” dalla Ue, anche e soprattutto sulla Libia: “Bisogna risolvere definitivamente la questione Libia”, cercando in queste “settimane decisive” di favorire l’accordo tra le fazioni locali in modo da poter negoziare il controllo dei flussi. Anche su questo tema Renzi lancia l’ultima stoccata a Maroni: “Sarebbe facile dire che il governo Berlusconi ha preso la decisione di bombardare la Libia…”.

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