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Venerdì 29 maggio 2015 - 20:50

Bindi scuote il Pd. Renzi: “Non si regolano conti con Antimafia”

Su "impresentabili", Bersani, Cuperlo e Vendola con la presidente
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Roma, 29 mag. (askanews) – “Si è passato il limite, è da tempo che voleva colpire Matteo…”. Uno dei parlamentari renziani doc quasi urla quando gli viene chiesto della decisione della commissione Antimafia di Rosy Bindi di inserire Vincenzo De Luca tra gli impresentabili. Lo sfogo è off the record, ma in fondo non è tanto diverso dalla grandinata di dichiarazioni ufficiali che ha investito la Bindi dopo la conferenza stampa, a cominciare da quelle di Matteo Renzi. Per il premier, è un vero e proprio agguato, un’imboscata alla vigilia del voto studiata per cercare di azzoppare il risultato del Pd: “Mi fa male che si utilizzi la vicenda dell’Antimafia per una discussione tutta interna, per regolare conti interni a un partito”. Accuse, ovviamente, respinte dalla Bindi: “Giudicheranno gli italiani chi davvero usa le istituzioni per fini politici, ma certamente non sono io”.

Sembra di essere tornati indietro di un mese, ai giorni del voto sulla riforma elettorale, quando dentro al Pd si sfiorava quasi la rissa: i renziani, ma anche parte della minoranza, attaccano la presidente dell’Antimafia, mentre la minoranza di Pier Luigi Bersani e Gianni Cuperlo la difende, con il soccorso esterno di Nichi Vendola.

L’affondo del premier arriva nel tardo pomeriggio, dopo che tutti i vertici Pd avevano attaccato la Bindi. Matteo Orfini: “L’iniziativa della presidente della commissione Antimafia è incredibile istituzionalmente, giuridicamente, ma anche culturalmente, perché ci riporta indietro di secoli, quando i processi si facevano nelle piazze aizzando la folla”. Ma simili sono i toni di Luigi Zanda: “Pura barbarie politica che l’Antimafia, non essendo riuscita a farlo prima, dia pubblica comunicazione dei risultati dell’istruttoria dei suoi uffici, a poco più di 24 ore dall’apertura delle urne e a poche ore dall’inizio del silenzio elettorale”.

Stefano Esposito, un tempo vicino a Bersani ma da parecchio sulle posizioni di Renzi, spiega nel dettaglio qual è il punto.Lui è componente dell’Antimafia, ma oggi era assente per ragioni di salute (“Sennò avrei rovesciato il tavolo…”). Il ragionamento è semplice: “De Luca risulta ancora con un procedimento in corso solo perché ha rinunciato alla prescrizione…”. Questo è il punto che fa infuriare Renzi e i suoi: il candidato del Pd alla Regione Campania anziché farsi scudo della prescrizione ha scelto di andare a giudizio, convinto dell’assoluzione. “E lei (la Bindi, ndr) – si sfoga un renziano – lo inserisce tra gli impresentabili! Lo dovrebbe citare come esempio, piuttosto… Se non avesse rinunciato alla prescrizione non sarebbe nella lista, non staremmo a parlarne”.

Con la Bindi si schiera Bersani: “L’Antimafia sta applicando un codice che abbiamo approvato tutti in Parlamento. Questa vicenda, nell’insieme, è sconcertante”. Ma anche Gianni Cuperlo parla di “clima intollerabile” per le “accuse pesanti rovesciate sulla commissione antimafia e sulla sua presidente”. Certo, ammette Cuperlo, qualcosa da rivedere nel meccanismo dell’Antimafia c’è, “dopo il voto ci sarà tutto il tempo e la necessità di rendere più efficace e tempestivo il lavoro di verifica e prevenzione. La democrazia ha dei fondamenti che vanno tutelati sempre. Il garantismo è un valore di civiltà. I processi si fanno nei tribunali”. Ma, appunto, è “sbagliato” attaccare la Bindi. Vendola, poi, definisce una “vergogna” il “linciaggio” della Bindi.

Una raffica di dichiarazioni che non fa che confermare i sospetti di Renzi su una manovra politica. Secondo premier, la Bindi ha cercato di far passare l’idea che il Pd è arrendevole nei confronti della criminalità, e invece “sulla lotta contro la corruzione e sulla legalità il Pd non fa sconti a nessuno. La mafia non è un tema da campagna elettorale, è un tema da combattere giorno dopo giorno. Io non sono preoccupato di Matteo Salvini, ma di Matteo Messina Denaro”.

Qualche renziano ipotizza anche la sostituzione della Bindi alla presidenza dell’Antimafia, sfruttando il rinnovo dei mandati previsto a metà legislatura, ma l’idea sembra più uno sfogo perché, viene fatto notare da altri renziani, le bicamerali non sarebbero coinvolte dalla procedura che – peraltro – di solito è solo una formalità e si conclude con la conferma dei presidenti uscenti. Il clima, però, è di nuovo parecchio avvelenato e Esposito, notoriamente non troppo diplomatico nelle sue posizioni, suggerisce: “Così non si può andare avanti, non è possibile che si trascinino le istituzioni nello scontro politico nel Pd. Vale per chi si oppone a Renzi ma anche per chi guida il partito. In una coppia che non funziona più ci sono due modi per separarsi: consensuale, oppure per iniziativa di uno dei due…”.

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