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Sabato 23 maggio 2015 - 16:27

Mattarella ricorda Falcone: mafia si può sconfiggere, la batteremo

Capo dello Stato a giovani: non rinunciate a una società migliore
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Palermo, 23 mag. (askanews) – Con la prima uscita pubblica nellasua Palermo, nell’aula bunker che sancì uno dei più grossisuccessi dello Stato contro Cosa Nostra, il presidente dellaRepubblica Sergio Mattarella ha celebrato oggi il 23esimoanniversario della strage di Capaci. La strage che il 23 maggio1992 uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie FrancescaMorvillo e i tre agenti di scorta Rocco Dicillo, Vito Schifani eAntonio Montinaro. Nonostante quest’anno non fossero presenti lenavi della legalità, Palermo ha ricordato il magistrato conmigliaia di ragazzi delle scuole, collegati in diretta con altri40mila studenti sparsi in 7 piazze d’Italia.

Nel suo intervento nell’aula bunker, Mattarella si è rivoltosoprattutto ai giovani invitandoli a non perdere mai la fiducianelle istituzioni, e a farsi artefici di un cambiamento senza ilquale non c’è vittoria contro la mafia. “Le immaginidell’attentato di Capaci resteranno impresse per sempre neinostri occhi – ha esordito Mattarella -. I nomi, i volti, gliesempi di Falcone e Borsellino sono legati ai valori e allabattaglia alla mafia che i due magistrati hanno combattuto,affidando a tutti noi il compito di proseguirla”. “La battagliaha avuto i suoi effetti, come le riforme adottate seguendo leproposte di Falcone e Borsellino, così pure la nascita diquell’impegno della società italiana a non vedere umiliata lapropria coscienza”.

Il capo dello Stato ha assicurato: “La mafia può esseresconfitta. Siamo qui per rinnovare una promessa: batteremo lamafia, la elimineremo dal corpo sociale perché è incompatibilecon la libertà e l’umana convivenza. E perché l’azionepredatoria delle varie mafie ostacola lo sviluppo, impoverisce iterritori, costituisce una zavorra non solo per il Sud ma pertutta l’Italia”.

“La memoria di Falcone e Borsellino – ha detto ancora il capodello Stato – è un tutt’uno con l’impegno profuso per realizzarequesta speranza. Falcone divenne bersaglio perchè capì che percombattere la mafia occorreva adottare nuovi metodi. Sapeva chel’azione penale era indispensabile. Tra Stato e anti-Stato sapeva che sarebbe stato il primo a dover vincere. Grazie a lui e alle sue intuizioni, da abilissimo magistrato, sono nati nuovi metodi d’indagine, le direzioni distrettuali antimafia, la Procura nazionale antimafia. Ha dato prova che la mafia era un sistema unico, fonte di pericolo per la democrazia della Repubblica italiana. Non possiamo rinunciare, non potete rinunciare ad essere costruttori di una società migliore, la quale inevitabilmente passa per la partecipazione larga del nostro popolo, per la possibilità che le sue molteplici energie,solidali e democratiche, si possano esprimere con libertàeffettiva. Dobbiamo unire sempre più, contro la mafia, tutte leenergie positive. E trarre il meglio da noi stessi e da chi cista vicino”.

Presenti nell’aula bunker, tra gli altri, anche i ministridell’Istruzione, Stefania Giannini, e della Giustizia, AndreaOrlando, così come il presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi.

“Palermo chiama Italia quest’anno ha a permesso a 6 piazzeitaliane di collegare 40mila studenti intorno a questo ricordoche non é solo un tributo alla memoria, necessario e doveroso, ma è soprattutto l’assunzione di un impegno a far sì che diventirealtà l’insegnamento di Falcone – ha detto Giannini -. E’importante avvicinare i ragazzi alle istituzioni, far rivederecosa significa fare il magistrato, lottare nell’eroismo dellanormalità, per sconfiggere l’ignoranza e la paura. Quello chevogliamo fare è proprio sconfiggere l’ignoranza, dare conoscenzadiretta dei fatti remoti e vicini. Risopndere alla paura che ciprese quel giorno, e rafforzare l’idea che lo Stato è più fortedelle mafie”.

Per Orlando, che ha parlato anche della recente approvazionedella legge anti-corruzione, “in questo Paese non mancano leoccasioni di polemica, di divisione, non mancano le ragioni discontri, ed è anche questo il bello della democrazia, ma chiedo a tutte le forze politiche e sociali, di evitare di fare di questo terreno, quello della lotta alla mafia, il terreno della polemica e della strumentalizzazione. Rispetto a questi tragici fatti che ricordiamo oggi, un passo avanti l’avremo fatto solo nel momento in cui si individua un elemento di unità tra istituzioni. Dobbiamo andare avanti così. Abbiamo fatto buone leggi, e ne dovremo fare ancora”.

Parole, quelle del Guardasigilli, cui hanno fatto eco quelle delpresidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi: “In questoanno abbiamo prodotto una proposta di legge organica per un nuova capacità di sequestrare i beni ai mafiosi e riutilizzarli per il Paese, in collaborazione col governo e le altre commissioni. Ciò che è importante, è che si lavora insieme, realizzando unità di forze politiche che è giusto che si dividano certe volte, ma mai nella lotta alla mafia, in cui devono trovare sempre unità. Abbiamo registrato anche divisioni ma stiamo lavorando insieme e ciò è importante”.

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