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Martedì 12 maggio 2015 - 10:53

Renzi: Pd ha crisi di crescita, ma non c’è rischio snaturamento

La sinistra non è D'Alema, vertici del partito sono plurali
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Roma, 12 mag. (askanews) – “Il Pd sta attraversando quella che da piccoli avremmo chiamato crisi di crescita… Se guardo il numero di coloro che sono andati via e quelli che sono arrivati, anche da Sel, il saldo è positivo. E anche a sinistra. Non c’è smottamento al centro, non c’è una crisi a sinistra, almeno negli spostamenti dei parlamentari”. Così il premier Matteo Renzi, ospite di Repubblica.it.

A giudizio del segretario Pd, “con l’Italicum e il premio al partito, si apre una bellissima riflessione su cosa è un partito in grado di governare e anche di riportare la gente ad entusiasmarsi per la politica”. Dunque “chi se ne va merita il nostro rispetto, ma andarsene da un partito per fare un movimento personale? Voglio bene a Civati, ma sul suo blog c’è scitto ‘aderisci a civati.it’, cioè aderisci a un cognome… Poi ero io quello accusato di personalizzare”. E ancora: “Se se ne va Fassina mi dispiace, ma se se ne va è un problema suo, mica nostro…”

Quanto alla formula del ‘Partito della Nazione’, “non ci vedo – dice – niente di male: ci vedo l’idea della vocazione maggioritaria, che è fondativa del Pd”. Dunque, gli iscritti al Pd non moriranno Dc? “No, anche se il mio obiettivo è farli vivere, non farli morire…”.

Renzi torna a distinguere tra “una sinistra riformista e una sinistra masochista. E’ di sinistra il divorzio breve, il falso in bilancio, gli ecoreati? Queste sono le misure del governo. Anche abolire l’articolo 18? Assolutamente sì, perchè quello che facciamo noi lo hanno fatto Schroeder e Clinton, è di sinistra riformista”. “La discussione non è tra un partito indistinto della nazione e la sinistra – ha aggiunto il premier -, c’è la possibilità di vincere solo se la sinistra è credibile”, perciò “con il Jobs act non solo si abolisce l’articolo 18 ma si trasformano i contratti, è una rivoluzione veramente di sinistra per me”.

Poi, ancora una stoccata alla minoranza Pd: “Non è che se non ci sono loro non c’è la sinistra dei Ds: non è che se non c’è D’Alema non c’è la sinistra, la sinistra non è dove siedo io… Ci sono il presidente Orfini, la vice segretaria Serracchiani… Poi ci sono i nativi democratici, quelli nati col Pd, e quelli che vengono dalla sinistra Dc”, ricorda Renzi. Dunque “il gruppo dirigente è plurale, che non ci sia D’Alema mi dispiace per D’Alema, non per il Paese. Non è che se non ci sono più alcuni volti storici allora non c’è più la sinistra… Smettiamola di chiedere le carte di identità del passato. Perchè devo stare dietro a discussioni di personaggi cui va la mia stima ma che non possono bloccare la sinistra moderna?”.

E proprio alla sinistra Renzi riserva ancora un richiamo: “La Liguria è l’ultima spiaggia di Berlusconi”, dice accusando la sinistra di sostenere per la guida della Regione Pastorino e non la Paita “per rianimare Fi con il massaggio cardiaco. Fi ha una sola chance di sopravvivere, e gliela dà la sinistra masochista”.

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