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Sabato 9 maggio 2015 - 19:23

Val d’Aosta alle urne per le Comunali, al voto 68 Comuni su 74

Ad Aosta la sfida del Pd, coniugare autonomismo e vicinanza a Roma
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Torino, 9 mag. (askanews) – Seggi aperti per tutta la domenica in Val d’Aosta dalle 7 alle 23 per rinnovare 68 dei 74 Sindaci e Consigli comunali della Regione autonoma. Sono circa 102 mila i valdostani chiamati alle urne: un terzo dei quali è concentrato nel capoluogo dove si elegge il ticket sindaco e vicesindaco. Aosta è inoltre l’unico tra i Comuni della regione autonoma con più di 15 mila abitanti dove è dunque possibile un secondo turno di ballottaggio.

Ma proprio il secondo turno, in calendario il 24 maggio, se dovesse avverarsi sarebbe una vera sorpresa nello scrutinio della città, che presenta un grande favorito, il candidato del Pd, Fulvio Centoz, 40 anni, renziano della prima ora, segretario regionale del Pd, funzionario regionale ed ex sindaco di Rhemes Notre Dame, minuscolo comune nel parco del Gran Paradiso, con poco più di cento abitanti. Centoz guida una coalizione inedita, forte sulla carta delle precedenti comunali, del 60% dei consensi: l’Union Valdotaine, il principale partito autonomista della regione, che nello scorso mandato ha governato con il centrodestra tra cui Pdl e Lega ,” Stella Alpina” e “Creare Vda” .

A cercare di togliergli la soddisfazione di imporsi al primo turno, altre sei coalizioni, di cui una con una coppia di liste, la Lega assieme a una lista civica “Aosta nel cuore” a sostenere la candidatura di Nicoletta Spelgatti. Seguono il Movimento cinque Stelle, alla prima prova in comune, con Luca Lotto candidato sindaco, due partiti autonomisti, Alpe, che ha una venatura ambientalista e di sinistra, guidata da Loris Sartore, e Uvp, che sostiene Etienne Andrione. Quindi, “L’altra Valle D’Aosta” sulle orme dell’Altra Europa di Tsipras, con Carola Carpinello candidata sindaco, e infine la lista civica Popolari per Aosta, appoggiata da Forza Italia e da Ncd che candida a primo cittadino Luca Lattanzi

Il voto alle Comunali segna innanzitutto un ulteriore passo in avanti nell’avvicinamento della Regione al governo nazionale.L’autonomia è un valore importante, ha ribadito Centoz nel suo ultimo giorno di campagna elettorale, ma anche più sintonia con Roma “quello che sta facendo il premier lo vogliamo portare qui”, ha detto. Ma la necessità della regione di interloquire maggiormente con Roma – proprio ieri è stato rinnovato proprio con Renzi il patto di stabilità regionale 2014-2015 – in qualche modo e con toni differenti serpeggia anche tra altre liste. Ma, tranne il premier, e il leader del Carroccio Matteo Salvini che ha riscosso un buon successo nel suo comizio ad Aosta, anche qui appoggiandosi alla destra di Casapound, e che vuol mettere la bandierina in una regione dove la Lega non ha mai rappresentato molto, paradossalmente gli altri leader nazionali hanno disertato la regione. Nessun esponente di spicco di Forza Italia, nessuno dei seguaci di Tsipras.

In secondo luogo molti scommettono che il voto di domani, se andrà come si prevede, sarà la premessa per l’ingresso del Pd anche nella maggioranza regionale, nuovamente accanto all’Union Valdotaine, partito del presidente Augusto Rollandin. In fondo il voto del capoluogo vale formalmente un terzo, ma nei fatti molto di più, nella composizione dell’assemblea regionale. Tra Aosta e la Regione c’è una sovrapposizione accentuata. E una geometria variabile di alleanze per le due istituzioni non è facile da comprendere. Chi vive in valle parla di un copione già scritto , di un Nazareno d’alta quota, con il patto di Courmayer, quando Renzi, venuto a sciare su queste montagne incontrò insieme a fine anno, Rollandin, Centoz e il senatore Uv Albert Lanièce ponendo, si dice , le basi per la nuova alleanza.

Infine c’è un terzo elemento, che riguarda il Pd, che ad Aosta vale soltanto il 12%. Nessuno osa fare il confronto con le europee dove il partito del premier conquistò il 47% ma con una percentuale di votanti sotto il 50%. Se con queste elezioni non si avrà un effetto Renzi soddisfacente, a dispetto delle manifestazioni per la scuola che hanno avuto parecchio seguito anche qui, e dei molti rivoli di centrosinistra che hanno preso in questi anni le distanze dal partito, la vittoria seppur probabile, rischia di nascere zoppa.

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