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Mercoledì 6 maggio 2015 - 20:22

Civati lascia Pd. Renzi: si sapeva, ora avanti con nuova agenda

Premier al lavoro su ddl scuola, ricuciremo anche con minoranza
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Roma, 6 mag. (askanews) – Sono settimane che si sapeva chel’epilogo sarebbe stato questo. Dispiace, ma ora dobbiamo andare avanti con la nuova agenda del governo, fatta di temi che aiuteranno a ricompattare il partito e l’elettorato. Matteo Renzi e i vertici del Pd accolgono così l’annuncio dell’uscita di Pippo Civati dal partito. Convinti, e confortati in questo dalle dichiarazioni di diversi esponenti della minoranza, che a seguirlo saranno in pochi.

Anzi, la convinzione della maggioranza Dem è che dopo lo strappo della fiducia “il clima in Transatlantico è già molto recuperato. Il fatto che siano stati solo in 38 a seguire i big sulla strada della no fiducia ha ridimensionato certe convinzioni…”, dice un esponente di vertice del Pd. La prossima tappa sarà la scelta del nuovo capogruppo di Montecitorio, probabilmente mercoledì prossimo. Anche quel passaggio, “se ben costruito”, potrà aiutare a ricucire i rapporti con la minoranza, in particolare con i 50 di Area Riformista che già al momento della fiducia sull’Italicum scelsero comunque di dire sì. In pole resta Ettore Rosato, ma – avverte un renziano – “dobbiamo lavorare bene perchè l’elezione sarà a voto segreto”.

L’altro fronte immediato sarà quello sulla scuola. Nessuna intenzione di fermare l’iter del ddl, assicurano dal Nazareno, ma sicuramente disponibilità all’ascolto, inserimento di alcune modifiche sul potere dei presidi, anche con più collegialità in materia di assunzioni, e ok nei tempi previsti: entro il 19 alla Camera, entro il 15 giugno il via libera definitivo del Senato.Anche questo un modo per neutralizzare le iniziative della minoranza su quel fronte, pur sapendo che difficilmente i sindacati deporranno l’ascia di guerra.

In contemporanea, il caso indicizzazione delle pensioni. Da palazzo Chigi affermano che la posizione del governo è quella espressa da Padoan: “Pensiamo a misure che minimizzino l’impatto sui conti pubblici, nel pieno rispetto della Corte Costituzionale”. Resta da capire dunque quale sarà la soglia sotto la quale scatteranno i rimborsi, partendo da quel tetto di 8 volte il minimo (poco meno di 4.000 euro lordi al mese) che la Consulta aveva già ritenuto legittimo. Anche in questo caso la minoranza promette iniziative, chiedendo di tenere bassa la soglia per privilegiare i redditi più bassi.

Questione, questa delle pensioni, che si intrecccia con l’annunciato intervento contro la povertà: se il governo si trova alle prese con i conti da riscrivere alla luce della sentenza, la minoranza già nel fine settimana ha fissato manifestazioni (ad esempio a Cosenza con Roberto Speranza) per chiedere il ritorno al programma del 2013, puntando addirittura ad un reddito minimo di inserimento. E poi c’è la nuova “fase affascinante” che nelle intenzioni di Renzi si aprirà subito dopo la chiusura della partita riforme istituzionali, ad esempio con la legge sulle unioni civili. Saranno questi i temi su cui Renzi è convinto di ricucire con la minoranza del partito: “Magari non con i leader – spiega un dirigente renziano – ma sicuramente con quella parte di elettorato che magari oggi è un po disorientata”.

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