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Mercoledì 29 aprile 2015 - 21:29

Renzi incassa prima fiducia Camera su Italicum, 38 i ribelli Pd

Da Bersani a Letta. Orfini:Ci ripensino. Brunetta:Legislatura finita
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Roma, 29 apr. (askanews) – Il governo guidato da Matteo Renzi ha ottenuto la fiducia della Camera sull’articolo 1 dell’Italicum ma sulla legge elettorale a cui il premier ha deciso di legare la vita del suo esecutivo si è consumato lo strappo con una parte della minoranza del Pd: 38 deputati infatti hanno deciso di non partecipare al voto. Tra loro l’ex segretario Pier Luigi Bersani, l’ex premier Enrico Letta, Rosy Bindi, Guglielmo Epifani, Stefano Fassina, Gianni Cuperlo, Roberto Speranza. “Uno strappo contenuto”, secondo il vicesegretario dem Lorenzo Guerini. “La fine del Pd e della legislatura”, nell’analisi del presidente dei deputati di Fi, Renato Brunetta.

I numeri sorridono decisamente al premier, la fiducia passa con 352 sì contro 207 no e un astenuto. “La seconda miglior fiducia” ottenuta alla Camera, ha spiegato Guerini. Alla maggioranza – sulla carta a quota 396 – mancano 45 voti: 41 del Pd (i 38 ribelli più gli assenti giustificati Genovese, Pistelli e Benamati) e 4 di Area Popolare (le assenze critiche di Nunzia De Girolamo, Angelo Cera e Giuseppe De Mita, e il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in missione). Renzi incassa anche il voto di un dissidente di Sel Toni Matarrelli che a sera si iscrive al gruppo Misto.

“Sono soddisfatta, siamo in linea con gli altri voti di fiducia, il maggiore era stato con 354 sì”, è il commento del ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi. Le decisione di porre la questione di fiducia ha fatto assottigliare il dissenso della minoranza: nel pomeriggio ben 50 componenti di Area Riformista hanno sottoscritto un documento in cui spiegano che voteranno a favore del governo, nonostante i ‘non voti’ di Bersani e Speranza, perché “farlo cadere il governo del Pd sarebbe una scelta irresponsabile e autolesionista. Che non possiamo condividere”.

Tuttavia, c’è chi prevede che il passaggio dell’Italicum non sarà indolore. Mentre in Aula chiamano il suo nome, Cuperlo in Transatlantico spiega che la sua assenza “è un segnale legittimo e necessario dopo lo strappo incomprensibile, a vedere i numeri e la tenuta del Pd” sulle pregiudiziali. Sul dopo però non ha dubbi: “Credo si debba restare insieme, dividersi sarebbe la sconfitta della sinistra”. E tuttavia “è difficile immaginare che questo strappo non abbia ripercussioni anche sui termini politici della legislatura e forse anche sui tempi. Ma non ho strumenti per fare una previsione. Mi sembra che se c’era la possibilità che la legislatura avesse un accorciamento dei suoi tempi, porre la fiducia in questo modo sulla legge elettorale, certo, non aiuta”. Pià tranchant Brunetta: “In ogni caso oggi è finito il Partito democratico ma, direi di più, è finita anche la legislatura”.

Guerini assicura che non ci saranno né espulsioni dal Pd né rotture e Renzi su twitter ringrazia “di cuore i deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga, ma questa è la volta buona”. Domani l’Aula voterà le altre due fiducie, sull’articolo 2 e sul 4 (l’articolo 3 non si esamina perché già approvato in testo identico da Camera e Senato). E il presidente del Pd, Matteo Orfini, spera che i 38 ribelli “nelle prossime ore possano rivedere la loro scelta”. Per Bindi non ci sono spiragli: “Voterò no anche al voto finale” che si terrà la prossima settimana e che sarà molto probabilmente a voto segreto.

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