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Martedì 28 aprile 2015 - 21:23

Renzi “all in” su Italicum: mandatemi a casa o avanti fino al 2018

Spacca minoranza Pd: da big solo lotta potere, resteranno in 30
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Roma, 28 apr. (askanews) – La strategia era stata decisa da tempo: e l’ampio margine con cui la Camera ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità sull’Italicum non era affatto un motivo per ripensare la scelta di porre la fiducia. Anzi: “Affrontando il voto segreto sulle pregiudiziali, abbiamo dimostrato che abbiamo i numeri sull’Italicum”, è la versione diffusa da palazzo Chigi. Il passo successivo è dimostrare che la volontà della maggioranza del partito è far proseguire l’esperienza del governo, senza seguire i ‘vecchi’ big del partito, in quello che i parlamentari renziani liquidano come “uno scontro per il potere nel Pd”. E per questo Matteo Renzi pone la fiducia: “E’ la cosa più democratica, il Parlamento se vuole può mandarmi a casa”, dice prima su twitter poi in un’intervista al Tg1.

Perché se è vero che le pregiudiziali vengono respinte ad ampia maggioranza, Renzi non si fida comunque: “Che avrebbero votato contro le pregiudiziali lo hanno sempre detto, ma era per non farci mettere la fiducia e fare scattare la trappola sugli emendamenti”, dicono i renziani, riferendosi alla minoranza Dem.E il rischio è che su emendamenti come l’introduzione dell’apparentamento al ballottaggio, anche i piccoli partiti della maggioranza avrebbero scelto il loro interesse, confidando che quella di portare al voto il Paese in caso di modifiche all’Italicum fosse un’arma spuntata nelle mani di Renzi: “Mattarella avrebbe sciolto le Camere per l’ok ad un emendamento?”, si chiede più di un deputato. Ecco allora che la fiducia diventa “necessaria”, come dice lo stesso premier al Tg1: da un lato per rendere effettiva la minaccia delle urne, dall’altro per mettere la minoranza Dem di fronte a un bivio.”Sono mesi che si ragiona su una minoranza di 120 deputati – dice un renziano – ma domani si vedrà che sono molti di meno…”.

In effetti, se Speranza, Bersani, Letta e Bindi annunciano che non voteranno la fiducia, unendosi a Civati e Fassina, nel corpaccione di Area Riformista in tanti prendono le distanze già prima della riunione che si terrà stasera alla Camera: Zoggia e Mauri, ad esempio, ma anche altri ‘peones’ meno noti fanno sapere che la fiducia la voteranno, e qualcuno di loro è orientato anche a votare il provvedimento al voto finale. Il pallottolliere renziano si ferma a 30, nel contare quelli che andranno fino in fondo e non si presenteranno alle chiame di domani e dopodomani. Ma il vero ostacolo è il voto finale, che potrebbe vedere numeri più risicati per Renzi: “Ma già oggi sulle pregiudiziali sono arrivati una ventina di voti dalle opposizioni: non solo da Fi, ma anche dai grillini…”, sostiene un renziano.

Ecco allora che parte l’offensiva contro i big del partito che si sono chiamati fuori dalla fiducia: “Noi siamo qui per cambiare l’italia, non siamo attaccati alla poltrona”, dice Renzi in tv. E il sottotesto è: non siamo come loro che in vent’anni non hanno fatto nulla. La convinzione dei renziani è che la posta in palio per Bersani e gli altri siano “la testa di Renzi e il potere nel Pd: se Renzi gli dicesse che si possono prendere il partito la loro opposizione finirebbbe un secondo dopo…”. Ragionamento che viene fatto arrivare ai deputati di Area Riformista: “Non vi prestate ad essere strumenti di una lotta di potere, noi siamo qui per cambiare l’Italia”. Offrendo agli indecisi della minoranza una stagione di riforme ‘di sinistra’: “Torniamo ad occuparci di scuola, di famiglia, di diritti”, è l’offerta di Renzi.

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