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Martedì 28 aprile 2015 - 20:10

Fiducia sull’Italicum, Renzi tira dritto: mi prendo la responsabilità

Bagarre alla Camera. Bersani e Letta: non la voteremo
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Roma, 28 apr. (askanews) – Richiesta di fiducia, bagarre e sfida: si può riassumere in questi tre concetti la movimentata giornata di Montecitorio. Il governo ha infatti posto la fiducia sull’Italicum, dopo che Consiglio dei ministri aveva autorizzato la questione di fiducia, ed è subito scoppiata la bagarre in aula alla Camera. All’annuncio della ministra per i Rapporti con il Parlamento e per le Riforme, Maria Elena Boschi, sono arrivate urla di protesta dai banchi del M5s, pure nei confronti della presidente della Camera. I pentastellati sono stati richiamati più volte dalla stessa Boldrini, alzando di molto il tono della voce. Così, mentre argomentava la sua impossibilità di intervento nei confronti della richiesta del voto di fiducia, la presidente della Camera ha detto: “Continuate pure a insultare perché non sapete argomentare”.Proteste anche da parte dei parlamentari di Sel, i quali, subito dopo l’intervento del governo in Aula, hanno lanciato crisantemi.L’aula della Camera dovrà comunque votare, a partire da domani, 3 voti di fiducia sull’Italicum, a seguito della questione posta dal governo sugli articoli 1, 2 e 4, rispettando la prassi del cosiddetto lodo Iotti, come ha stabilito la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio.Il voto finale dovrebbe invece avere luogo non prima della prossima settimana, perché la terza votazione si concluderà soltanto nel tardo pomeriggio di giovedì 30 aprile.Replicando indirettamente alle proteste di parte dell’Aula, il premier Matteo Renzi ha lanciato una sfida al Parlamento scrivendo su Twitter: “La Camera ha il diritto di mandarmi a casa, se vuole: la fiducia serve a questo. Finché sto qui, provo a cambiare l’Italia”.La fiducia posta dal governo sulla legge elettorale è “una scelta dolorosa ma inevitabile” e non è un segno di debolezza, ha poi spiegato al Tg3 il presidente dell’assemblea nazionale del Pd, Matteo Orfini: “Non è questo il problema, noi abbiamo posto la fiducia su un testo che è identico a quello che abbiamo approvato al Senato, e al Senato lo abbiamo approvato con numeri larghi, perché una parte dell’opposizione aveva contribuito a scriverlo insieme a noi, anche quella parte di opposizione che poi non l’ha votata”.”Molti degli elementi di questa legge – ha sostenuto l’esponente democratico – ci sono perché ce li ha chiesti il Movimento 5 stelle, penso al premio di lista. Poi, nel passaggio dal Senato alla Camera è cambiato qualcosa e per ragioni strumentali, di battaglia politica, chi lo aveva votato ha cambiato idea. Di fronte a un atteggiamento così, irresponsabile, che fa venir meno un impegno che insieme avevamo assunto all’inizio di questa legislatura col presidente Napolitano e cogli italiani, cioè di rendere questa una legislatura in cui si facevano le riforme e si cambiava la legge elettorale, per non fermare tutto abbiamo deciso, il governo ha deciso di mettere la fiducia”.Di tutt’altro avviso Pierluigi Bersani, che ha annunciato l’intenzione di non prendere parte ai voti di fiducia: “La penso come Roberto Speranza. Ho votato diciassette volte alla Camera la fiducia al governo, più di una volta al mese. Sono pronto a votare per altre diciassette volte su atti di governo che riguardino il governo” ma “sulla democrazia un governo non mette la fiducia” e, ha annunciato, “questa fiducia io non la voterò”. Avvertendo: “Si sta creando così un precedente davvero serio, di cui andrebbe valutata la portata”. Idem l’ex premier Enrico Letta, su twitter: “Dopo lo strappo voluto dal Governo non voterò fiducia Italicum, le regole non si impongono e non si cambiano da soli. L’ho detto a Firenze”.
Prosegue in ogni caso il percorso della legge elettorale, con questa mossa che non potrà non suscitare scossoni. Il ddl di Renzi aveva superato lo scoglio del voto a scrutinio segreto fortemente voluto dalle opposizioni. Montecitorio ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità. A scrutinio segreto, i sì sono stati 209, i no 384. La Camera ha respinto anche le pregiudiziali di merito: i sì sono stati 208, 385 i no, sempre a scrutinio segreto.
Quindi nessuna sorpresa nell’esito della votazione: 12 i voti mancanti ai numeri su cui la maggioranza può contare sulla carta, cioè 396. Poche le assenze nell’emiciclo: mancavano all’appello solo 37 deputati. I votanti sono stati 593.
“Facciamo un passo alla volta…”, aveva commentato la ministra Boschi dopo i voti sulle pregiudiziali, mentre Renzi aveva twittato: “Dopo anni di rinvii noi ci prendiamo le nostre responsabilità in Parlamento e davanti al Paese, senza paura. E’ la volta buona”.
Una sicurezza, quella del premier, che trova conforto proprio nel conteggio dei voti nello scrutinio segreto alla pregiudiziali di costituzionalità all’Italicum dove nella maggioranza sono stati solo 12 gli assenti giustificati mentre sono stati 4 i voti in soccorso arrivati dall’opposizione.
I sì sui quali la compagine di governo poteva contare erano 396, 384 quelli ottenuti. Con il secondo voto segreto, quello sulle pregiudiziali di merito, le assenze sono diventate 11 e i sì 385. Ci sarebbero quindi stati 4 deputati dell’opposizione che hanno votato insieme alla maggioranza.
Secondo quanto emerge dai tabultati nel Pd gli assenti sono stati 8 (uno giustificato e 7 in missione), 2 quelli di Ap e 2 di Sc. Mentre nel gruppo misto si sono registrate 3 assenze di coloro che sino a ora hanno sostenuto il governo Renzi.
Red

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