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Giovedì 23 aprile 2015 - 18:51

Mattarella in Croazia, appoggia Renzi e pressa Ue su immigrati

I dati sul Jobs act sono "incoraggianti e danno fiducia"
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Zagabria, 23 apr. (askanews) – Le visite del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Lubiana e Zagabria, sono state l’occasione per continuare il pressing sull’Unione europea affinché adotti una strategia per affrontare e risolvere l’ormai drammatico problema degli immigrati. Ma hanno rappresentato anche il momento, in particolare oggi a Zagabria, per mostrare apprezzamento verso il lavoro (Jobs act, riforme) che il governo di Matteo Renzi sta portando avanti.

Su quest’ultimo punto Mattarella si è espresso oggi a Zagabria, rientrando in albergo, dopo avere incontrato prima il premier croato Zoran Milanovic e poi la presidente della Repubblica Kolinda Grabar-Kitarovic. Ai giornalisti che gli chiedevano di commentare i dati positivi forniti dal ministero del Lavoro sull’occupazione, generata dal Jobs act (la riforma voluta da Matteo Renzi), Mattarella non ha usato mezze parole: confortanti e incoraggianti, danno fiducia anche se, ha subito aggiunto, sono dati iniziali e vanno presi con cautela. Al di là della ovvia attenzione è risultato evidente l’apprezzamento per l’operato del premier e in particolare per il suo piano di riforme, in questo caso mirate alla creazione di nuovi posti di lavoro. Ma anche sulle riforme più in generale il Capo dello Stato è sembrato rivolgere un plauso (questa volta indiretto e comunque già espresso in passato) a Renzi. Per Mattarella “è fuori di dubbio che le riforme siano un percorso virtuoso”.

Insomma un endorsement del Capo dello Stato nei confronti di Renzi al quale si aggiunge la ferma approvazione – di cui Mattarella si fa portatore – da parte di Slovenia e Croazia per l’operato del nostro governo nella gestione del dossier immigrati. Anche questo un giudizio positivo sul governo che vede il Capo dello Stato protagonista, sia pure indirettamente.

In ogni caso il presidente – ribadendo la necessità di impegnarsi aaffinché il Mediterraneo “non diventi un cimitero” contrastando “col maggiore vigore possibile gli scafisti, i mercanti di morte” – ha mostrato fiducia per la “piena comprensione della gravità dell’emergenza”.Ieri a Lubiana il presidente sloveno Pahor ha sostenuto che “la Slovenia si rende conto del carico assunto dall’Italia nella gestione del tema immigrati” e che Roma “non può essere lasciata sola”. A questo proposito ha reso noto che la Slovenia manderà in aiuto dell’Italia una nave militare, la stessa che ha partecipato a Mare Nostrum e che è oggi in riparazione.

Altrettanto evidente, se non addirittura espressa in misura più netta, la posizione della Croazia. Nel corso dei colloqui con il premier Milanovic e con la presidente Grabar-Kitarovic è stato espresso un deciso riconoscimento per il “forte ruolo di guida che l’Italia ha assunto nella vicenda”. Anche perché, hanno ricordato a Mattarella i due leader politici, l’Italia fu nel 1993 (in piena guerra nell’ex Jugoslavia) l’unico Paese che permetteva l’ingresso ai croati sul proprio territorio con la sola carta di identità. Un “gesto politico – è stato fatto notare – che non si dimentica”. Così come i croati non hanno dimenticato la posizione assunta dai governi di Roma negli anni a favore dell’ingresso della Croazia nell’Ue. Ed ecco allora che di fronte a questa “catastrofe umanitaria” dei migranti, ha detto Grabar-Kitarovic, l’Italia non deve rimanere da sola. Per ciò anche la Croazia, a maggio, ha annunciato che invierà una nave in aiuto al nostro Paese.

Mattarella ha parlato, dal canto suo di “rapporti eccellenti” con la Croazia, di “amicizia reale” con Zagabria. L’Italia, ha detto, “ha salutato con successo l’ingresso del paese balcanico nell’Ue perché mette un punto di equilibrio in questa area dell’Europa. È un nuovo centro di gravità importante” per “lo sviluppo dell’ulteriore allargamento europeo”. Mattarella, così come ieri in Slovenia, anche oggi a Zagabria ha toccato il tema delle minoranze, ribadendo come siano da “tenere in considerazione per il futuro comune di Italia e Croazia”.

Insomma una visita, sia ieri che oggi, incentrata naturalmente sulla questione degli immigrati ma che non ha mancato di avere risvolti nazionali, con il Capo dello Stato impegnato su due fronti: da un lato accreditare con le sue missioni all’estero il ruolo di primo piano dell’Italia sulla scena europea e internazionale (Berlino e Bruxelles prima, poi Parigi e oggi due importanti paesi balcanici); dall’altro, in un momento di fortissima fibrillazione del nostro sistema politico (siamo anche alla vigilia di importanti elezioni regionali) sottolineare – evidentemente andando oltre le considerazioni di parte e i premier pro tepore – quanto di buono il governo stia tentando di fare per il Paese.

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