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Sabato 18 aprile 2015 - 14:18

Mattarella dal Papa, piena sintonia su dramma lavoro e immigrati

Nei discorsi vedute comuni anche su libertà religiosa e ambiente
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Roma, 18 apr. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e papa Francesco sulla stessa linea. Gli indirizzi di saluto scambiati al termine del loro colloquio questa mattina in Vaticano sembrano quasi la fotocopia l’uno dell’altro proponendo le stesse analisi, esprimendo le stesse preoccupazioni (con gli stessi concetti) su temi come la libertà religiosa, il lavoro, i migranti, la violenza terroristica, l’ambiente. Un comune sentire che nasce evidentemente dal “rapporto speciale” che naturalmente esiste tra Stato italiano e Santa Sede ma favorito anche dalla personalità del presidente e del Papa. Certo, sentimenti ed emozioni declinati ognuno secondo il proprio ruolo: più laicamente dal cattolico Mattarella e più religiosamente dal, per certi versi, laico Francesco. Ma alla fine, per usare le parole utilizzate dal capo dello Stato al termine del suo discorso, “si conferma la piena comunanza di vedute tra Italia e Santa Sede”.

Una comunanza di vedute che senza dubbio è stata rafforzata, anche dal punto di vista personale, dal colloquio privato di circa venti minuti che presidente della Repubblica e Pontefice hanno avuto questa mattina, nell’ambito della visita di Stato di Mattarella in Vaticano. Il presidente, occorre ricordare, è il primo inquilino cattolico del Colle dopo anni, dai tempi di Oscar Luigi Scalfaro. C’è stato certo Carlo Azeglio Ciampi ma il suo essere cattolico era quasi una questione privata, mostrandosi invece decisamente laico nell’esercizio delle sue funzioni. A lui è poi succeduto l’ex comunista Giorgio Napolitano, per definizione non cattolico. Ed ecco arrivare Mattarella, una famiglia cresciuta nell’Azione cattolica e sviluppatasi all’ombra della Chiesa. Sarà stato per questo, o anche una immediata reciproca simpatia personale, che Mattarella e papa Bergoglio, nel lungo cerimoniale (passaggio da una stanza all’altra, presentazione delle delegazioni, strette di mano, scambio di doni) previsto dalla visita dopo il colloquio, hanno continuato a parlare e a scambiarsi idee in ogni momento possibile. Quasi non fossero stati sufficienti i venti minuti ufficiali per dirsi tutto.

La comunanza di vedute non è comunque una cosa che per essere compresa e conosciuta abbia la necessità delle ricostruzioni della stampa, dei retroscena giornalistici. E’ bastato ascoltare i due indirizzi di saluto e plasticamente è stato tutto evidente. Gli stessi concetti e le stesse parole usate, pur ovviamente senza essere stato nulla concordato in precedenza e senza che l’uno avesse letto il discorso dell’altro. A cominciare dal tema della libertà religiosa, che deve essere tutelata. Il presidente ha parlato della “minaccia del terrorismo internazionale, che, spesso, si nasconde dietro inaccettabili, e pretestuose, rivendicazioni religiose”, aggiungendo che “la libertà religiosa appartiene alle più autentiche aspirazioni delle persone e costituisce un cardine della Costituzione italiana”. Bergoglio, dal canto suo, ha sostenuto che “un sano pluralismo non si chiuderà allo specifico apporto offerto dalle varie componenti ideali e religiose che compongono la società, purché naturalmente esse accolgano i fondamentali principi che presiedono alla vita civile e non strumentalizzino o distorcano le loro credenze a fini di violenza e sopraffazione”.

Altro tema comune e delicato è quello degli immigrati. Mattarella e Francesco hanno entrambi sostenuto la necessità che ci sia un impegno internazionale per affrontare concretamente il problema delle migliaia di sbarchi in Italia e delle centinaia di morti nel Mediterraneo. Serve “un intervento deciso dell’Unione europea”, ha detto il capo dello Stato, altrimenti “rischiamo di smarrire la nostra umanità”. Per il Papa “è evidente che le proporzioni del fenomeno richiedono un coinvolgimento molto più ampio. Non dobbiamo stancarci nel sollecitare un impegno più esteso a livello europeo e internazionale”. Da parte italiana comunque è stata accolta con soddisfazione il riconoscimento del Vaticano per il lavoro svolto sugli immigrati, il Papa ha riconosciuto che l’Italia sta lavorando bene e che deve essere aiutata.

La disoccupazione e la povertà altri temi comuni. Mattarella non ha avuto dubbi, “il dramma della disoccupazione e delle nuove povertà rischia di inghiottire le nuove generazioni”. Per Francesco “la carenza di lavoro per i giovani diventa un grido di dolore che interpella i pubblici poteri, le organizzazioni intermedie, gli imprenditori privati e la comunità ecclesiale, perché si compia ogni sforzo per porvi rimedio, dando alla soluzione di questo problema la giusta priorità. Nella disponibilità del lavoro risiede infatti la stessa disponibilità di dignità e di futuro”. Nel corso del colloquio il Papa avrebbe mostrato tutta la sua attenzione per il problema della disoccupazione giovanile.

Anche su ambiente presidente e Papa si trovano in sintonia.Mattarella ha parlato di “comunanza di vendute sull’ambiente e sulla tutela ed equa distribuzione delle risorse naturali”. Il Pontefice ha sollecitato “la cura dell’ambiente”.

Insomma, un primo incontro positivo, utile e dal quale è emersa una grande sintonia. Una sintonia che sicuramente Mattarella e Francesco svilupperanno e approfondiranno nel futuro.

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