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Martedì 14 aprile 2015 - 18:00

Minoranza Pd contro Italicum, ma Renzi: “Non si ricomincia”

Domani sera la sinistra dem al gruppo voterà no
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Roma, 14 apr. (askanews) – Non si ricomincia, “non siamo al Monopoli”. Matteo Renzi chiude per l’ennesima volta la porta ad ogni ipotesi di rimettere mano alla riforma elettorale, nonostante la minaccia della minoranza Pd di votare no alla riunione dei deputati del partito che si svolgerà domani sera. “L’iter delle riforme costituzionali e dell’Italicum – ha spiegato Renzi parlando a Milano – non è il Monopoli, non si può ricominciare e tornare a Vicolo corto. Ora si decide dopo mesi di dibattiti e discussioni”. Solo un paio d’ore prima era arrivato l’ennesimo avvertimento della minoranza Pd, in particolare della componente di Area riformista guidata da Roberto Speranza e che comprende anche Pier Luigi Besani: “senza aperture” domani sera, alla riunione del gruppo Pd della Camera, si voterà no.

Renzi, però, di aperture ritiene di averne fatte già molte, da quando la riforma ha iniziato il suo cammino in Parlamento nel febbraio 2014, e ora vuole chiudere la partita. Si vedrà se addirittura usando la fiducia o, più probabilmente, mettendo una sorta di ‘fiducia politica’ sulla riforma, ovvero facendo capire che in caso di stop all’Italicum la legislatura sarebbe compromessa.

La decisione del premier è dovuta anche alle divisioni interne alla minoranza, che seppure domani sera – ad una riunione esclusivamente interna al partito – voterà compatta no, si dividerà probabilmente quando si farà sul serio, ovvero in commissione e in aula. Sono in molti a pensare che, comunque, non si possa arrivare a mettere in discussione la tenuta del governo e persino uno dei ‘duri’ della minoranza pronostica che alla fine, in aula, saranno non pià di “una quindicina” i voti Pd che mancheranno a Renzi.

La vera incognita sono i voti segreti sugli emendamenti che in aula parte della minoranza presenterà comunque: in particolare, sarà delicato il passaggio sull’emendamento che chiede di consentire l’apparentamento tra il primo e il secondo turno, un tema che potrebbe allettare anche alcuni partiti della maggioranza.

Renzi interverrà domani sera al gruppo Pd e, con tutta probabilità, porrà appunto una sorta di ‘fiducia politica’ sulla riforma. Dopo di lui interverrà anche Bersani. Uno dei dissidenti ancora spera: “Se votiamo no in cento, al gruppo, come farà Renzi a non tenerne conto?”.

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