Header Top
Logo
Mercoledì 28 Giugno 2017

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Politica
  • Da opposizione e minoranza Pd bordate sul Def “ottimista” di Renzi

colonna Sinistra
Martedì 7 aprile 2015 - 19:55

Da opposizione e minoranza Pd bordate sul Def “ottimista” di Renzi

Da Salvini un "vaffa" su Facebook. M5S: 'Buio oltre le slide'. Fassina: 'Conferma linea iniqua'
20150407_195521_A8789B73

Roma, 7 apr. (askanews) – Sul Def 2015 già arrivano bordate. Dal ‘vaffa’ leghista alla citazione cine-letteraria di stampo grillino, non sono state poche né tenere le critiche, anche creative e spesso suffragate da appunti tecnico-giuridici, verso il premier riguardo al nuovo Documento di economia e finanza, dallo stesso Matteo Renzi definito ‘ottimista’, illustrato oggi nelle grandi linee, o ‘principi guida’.La parolaccia (comunque in stile Beppe Grillo) è arrivata dal segretario del Carroccio, Matteo Salvini, in un durissimo commento via Facebook: ‘Renzi: Non ci sono tagli o aumenti di tasse. Da quando siamo al governo abbiamo ridotto le tasse. Mavaffanculo bugiardo al servizio di Bruxelles. E l’aumento delle tasse sui conti correnti? E sui fondi pensione? E il raddoppio dell’Iva sul pellet da riscaldamento? E l’Imu sui terreni agricoli? E le tasse sulla casa, dal 2011 addirittura triplicate? Dati Istat: nel 2014 pressione fiscale record al 43,5%. Renzi e Alfano a casa! E l’Italia riparte’.Riadattando un titolo romanzesco e cinematografico, ‘Il buio oltre la siepe’, ha invece sferrato così il suo attacco il Movimento 5 Stelle: ‘Gli investimenti pubblici continueranno a declinare e la disoccupazione, bene che vada, sarà inchiodata intorno al 12% ancora per molti anni. Basta leggere tutte le ultime previsioni sfornate dal governo stesso per comprendere che Renzi è un bluff, il buio oltre le slide’.’Dopo aver mandato via Cottarelli nemmeno tanto cordialmente, ecco una nuova tornata salvifica – hanno aggiunto i pentastellati – di spending review annunciata che finirà per tradursi nei soliti tagli orizzontali ai servizi essenziali per i cittadini: trasporti, sanità, scuola, assistenza. Dall’altra parte tasse e tariffe aumenteranno, mentre i privilegi per le solite caste continueranno a essere preservati dietro lo scudo di una propaganda assordante che non ha riscontro alcuno nella realtà’.Oggi sul Def – hanno insistito i grillini – il governo non ha chiuso perché i fatti sono testardi e duri da piegare alle chiacchiere da imbonitore del presidente del Consiglio. In più è ridicolo pensare di impostare un dialogo con i Comuni dopo averli massacrati inStabilità: ai sindaci consigliamo di stare attendi a un Def che potrebbe essere usato come specchietto per le allodole. Noi all’esecutivo proponiamo un vero Reddito di cittadinanza, una vera legge anticorruzione e veri tagli alla politica e agli sprechi della macchina pubblica per far ripartire il Paese non solo sul piano economico, ma anche etico e morale’.Più argomentata in punto di diritto la contrapposizione al Def 2015 del presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta: ‘Mandare in soffitta la legge di stabilità, come recita ingenuamente un’agenzia ispirata dal Governo? Certo si può fare. Ma solo dopo aver cambiato leggi che sono diretta attuazione dell’articolo 81 della Costituzione e numerosi articoli dei Regolamenti parlamentari, che richiedono la maggioranza assoluta dei componenti delle rispettive Camere’.’Senza contare infine il semestre europeo, che – ha aggiunto – ha reso uniformi le procedure e le tempistiche di bilancio tra i diversi Paesi membri. Stravolgere tutto questo solo per il gusto di farlo e dimostrare la propria ‘modernità’ può essere quindi alquanto pericoloso. Sollevare il sospetto che si cerchi di rendere ancora meno trasparenti (si pensi al capitolo dei ‘derivati’) conti pubblici che non sono certo una casa di vetro.Senza dimenticare, infine, il pregiudizio, dopo le vicende greche, che aleggia su tentativi non adeguatamente giustificati di interventi legislativi che stravolgono procedure consolidate.Si può naturalmente pensare ad un decreto legge, come più volte è stato fatto in passato, ma la legge di stabilità, con tutti i suoi vincoli contenutistici, la si chiami come si vuole, non è possibile mandarla in soffitta. O i giornalisti hanno capito male o Renzi questa cosa – ha concluso – la deve spiegare molto bene. Certi che arriveranno presto smentite’.E un vento polemico non manca di arrivare anche dallo stesso Pd, ovviamente dall’area di minoranza, con Stefano Fassina che ha affermato: ‘Purtroppo, il Governo con il Def illustrato oggi conferma la linea di finanza pubblica recessiva e iniqua in atto’.’Giusto disinnescare l’aumento dell’Iva – è l’analisi di Fassina – ma la previsione di ulteriori tagli al welfare locale per 10 miliardi porterà a un effetto negativo sul Pil finanche superiore a quanto si sarebbe verificato con gli aumenti di imposte. In alternativa ai tagli al welfare locale, si dovrebbe utilizzare lo spazio sotto il vincolo del 3% del rapporto deficit e incominciare a riqualificare e riallocare la spesa, in particolare verso significative misure di contrasto alla povertà. Lo scenario definito dal Def implica galleggiamento della nostra economia e disoccupazione senza miglioramenti. Quando il governo italiano incomincerà a aprire a Bruxelles una discussione sui problemi sistemici dell’eurozona e sull’insostenibilità della rotta liberista?’, si è chiesto quindi Fassina.Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, di Forza Italia, ha da parte sua sentenziato che ‘il fallimento economico di Renzi è sempre più evidente. Rispetto a un anno fa il raffronto tra i dati italiani e quelli europei è nettamente peggiorato sia sotto il profilo del prodotto interno lordo, che della disoccupazione e della produzione industriale. Renzi governa male. Ha aumentato la pressione fiscale, che ha superato il 50 per cento del Pil, ha confermato il massacro sulla casa con un incremento dell’imposizione sugli immobili pari al 187 per cento, ha ingannato tutti con riforme finte che non hanno prodotto alcun effetto’.’Ora con il Def – ha aggiunto Gasparri – dice che non aumenterà le tasse ma in realtà, tagliando i trasferimenti agli enti locali, che infatti sono in rivolta, costringerà i sindaci ad aumentare i balzelli locali. Le cifre sono evidenti. Renzi si conferma un bugiardo che sta portando l’Italia al disastro economico. Ma tutto ciò non ci meraviglia, considerando il personaggio’.Ma già prima della prima presentazione a Palazzo Chigi, il Def 2015 aveva fatto registrare un’alzata di scudi da parte dei Comuni, con in testa il presidente dell’Anci e sindaco di Torino: ‘Dopo sei anni in cui si è chiesto molto a noi e poco agli altri – aveva affermato Piero Fassino – è giunto il momento che si chieda molto agli altri e meno a noi’. E ha chiesto al governo un incontro prima del varo definitivo del Def, spiegando: ‘Con il governo è necessaria una discussione a monte, prima che decisioni e cifre diventino immodificabili. Anche perché in questi anni sono stati i Comuni i primi ad aver contribuito al risanamento del Paese. Dal 2010 i Comuni hanno contribuito al risanamento con oltre 17 miliardi, di cui 8,5 miliardi per il Patto di Stabilità e altri 8,5 come riduzione della spesa. Sforzo mai chiesto in uguale misura a nessuna altra amministrazione pubblica, partendo dai ministeri, mentre l’incidenza dei Comuni sul debito e sulla spesa pubblica è molto bassa’.’Dopo sei anni – ha insistito Fassino – diciamo basta. Quando si parla di spesa nei Comuni bisogna sapere che cosa significa: asili nido, scuole materne, assistenza domiciliare, riassetto del territorio e promozione cultura. Siamo stufi di sentirci spiegare come bisogna gestire i Comuni da dirigenti ministeriali che un Comune non lo hanno mai visto. E non hanno mai amministrato nemmeno un condominio. Non vogliamo neanche un euro in più. Vogliamo che la forbice si fermi’.E Renzi a questo punto ha cercato di stemperare, provando a rassicurare Fassino: ‘Incontrerò i Comuni prima di venerdì, se serve anche le Regioni. Ma ribadisco: non ci sono tagli per il 2015, punto’. Poi, ha aggiunto, ‘che la spending debba continuare è un dato di fatto’. E il premier ha fatto l’esempio delle province: ‘Se si devono occupare solo di strade e scuole, è chiaro che immaginiamo un taglio. Se ragioni sulla base del budget, c’è un taglio: ma bisogna cambiare la mentalità, e certe osservazioni sono stravaganti. In prospettiva rimettiamo in pari le province con le deleghe che abbiamo loro tolto’. Poi, ha aggiunto, ‘c’è una discussione aperta con i sindaci e gli amministratori. E’ normale che uno dei migliori amministratori come Fassino dica che ha il problema che la provincia di Torino ha violato il patto di Stabilità e ora lui deve scontare le conseguenze. La discussione è aperta’.
Mcc

CONDIVIDI SU:





articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra
[an error occurred while processing this directive]
Torna su