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Mercoledì 1 aprile 2015 - 20:16

Stop Grasso a pm Roma: comportamenti M5s in Senato non sindacabili

M5s su banchi aula contro inchiesta su bagarre anti sblocca Italia
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Roma, 1 apr. (askanews) – Il presidente del Senato Pietro Grasso ha scritto alla procura della Repubblica di Roma “per affermare il difetto assoluto della magistratura ordinaria ad intervenire nell’esercizio dell’attività parlamentare” anche contro comportamenti contestati, “vieppiù quando tali comportamenti siano già stati sanzionati” dagli organismi interni del Parlamento. Lo ha reso noto in aula al Senato, lo stesso Grasso sulle notizie di indagine della procura di Roma in seguito ad un esposto presentato per gli avvenimenti e comportamenti dei senatori M5S a novembre in occasione del voto di fiducia sul provvedimento Sblocca Italia. Notizia che aveva scatenato la bagarre in aula, con occupazione dell’aula da parte dei M5s.

“L’attività posta in essere dai membri delle Camere – ha messo agli atti Grasso in Parlamento- non può essere oggetto di attività inquisitiva del pm” e per questo “ho chiesto alla Procura di Roma che il procedimento e la convocazione di senatori non abbia seguito”.

Sullo stop alla magistratura sul comportamento dei M5s in aula, Grasso ha chiesto e ottenuto il consenso unanime della conferenza dei capigruppo. “In relazione al procedimento avviato su denuncia di alcuni senatori dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Roma – ha dichiarato Grasso nel suo applauditissimo intervento in aula – sui fatti accaduti nella seduta pomeridiana del 5 novembre 2014 nell’Aula del Senato, nell’ambito del quale sono stati chiamati a testimoniare alcuni senatori, tra i quali due senatori questori, ho ritenuto – acquisito l’avviso unanime della capigruppo, dei vicepresidenti e dei senatori questori – di scrivere al Procuratore della Repubblica per affermare il difetto assoluto di giurisdizione della magistratura ordinaria su comportamenti di senatori nell’esercizio delle loro funzioni e prerogative costituzionalmente garantite, vieppiù quando tali condotte siano già state definitivamente qualificate dal Presidente e vagliate dal Consiglio di presidenza ai sensi dell’art.67 del Regolamento del Senato. Ciò anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale delle Camere non può formare oggetto di attività inquisitiva del pubblico ministero, nè di accertamento da parte del giudice”.

“Ho chiesto pertanto – ha concluso Grasso – alla Procura che il procedimento e la convocazione di testimoni non abbiano ulteriore seguito. Della questione sarà altresì investita la giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari per le valutazioni di competenza”.

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