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Martedì 17 marzo 2015 - 20:35

Inchiesta su Grandi opere apre scontro tra Renzi e Anm

Ma al Senato nuove norme ancora a esame commissione Giustizia
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Roma, 17 mar. (askanews) – L’inchiesta fiorentina sulle Grandi opere apre un duro scontro tra governo e Associazione nazionale magistrati. All’indomani dello scandalo che ha coinvolto anche il direttore della Struttura tecnica di missione del Ministero dell’infrastrutture e dei trasporti, Ercole Incalza, con conseguenti strascichi politici per il ministro Maurizio Lupi, Rodolfo Sabelli ha lanciato una pesante accusa nei confronti del governo Renzi: “Uno Stato che funzioni dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo di legalita”. E invece nel nostro paese “i magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati”. Sabelli si riferiva evidentemente al fatto che il Parlamento ha già approvato le norme sulla responsabilità civile dei magistrati, da loro fortemente criticate, ma dopo due anni di annunci ancora non licenzia quelle per inasprire le pene sulla corruzione.

Parole che hanno suscitato l’ira del presidente del Consiglio: “Sentir dire da autorevoli servitori dello Stato che lo Stato dà gli schiaffi ai pm e le carezze ai corrotti è una frase falsa, ingiusta, che fa male non per il governo di turno ma riguarda l’idea stessa delle istituzioni. Sostenere questo avendo responsabilita istituzionali o responsabilità a nome di categorie è triste”, ha detto Renzi, assicurando che “questo governo intende combattere perché non si formi uno Stato di polizia ma di pulizia, in questo paese”. “L’autorità nazionale anticorruzione era una sigla in questo paese – ha ricordato -. L’abbiamo presa e l’abbiamo messa in campo perché caso per caso, appalto per appalto, sporcizia per sporcizia, si possa intervenire e far pulito”. E il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ha rincarato: “Quando si dice che noi accarezziamo i corrotti si fa un’affermazione totalmente inaccettabile. I fatti parlano e vanno in tutt’altra direzione, forse si poteva fare prima ma non ci si può accusare di cattive intenzioni sulla giustizia”.

Intanto, guardando ai lavori parlamentari, si registra che nonostante il governo abbia presentato ieri l’atteso emendamento che di fatto reintroduce il reato di falso in bilancio, per l’approdo in aula del provvedimento si dovrà attendere ancora la settimana prossima. Oggi la commissione Giustizia ha continuato, senza concluderlo, l’esame degli emendamenti al provvedimento.Ancora una quarantina le proposte da discutere e votare, perciò la conferenza dei capigruppo ha previsto per giovedì mattina l’incardinamento in Aula del testo, ma solo se concluso l’esame in commissione. E comunque per entrare nel vivo delle votazioni bisognerà aspettare, appunto, la prossima settimana.

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