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Venerdì 13 marzo 2015 - 15:57

Manzione: intervento governo su legge Severino? Solo dopo Consulta

Tar campano e Tar di Trento si sono espressi in maniera differente
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Roma, 13 mar. (askanews) – “La situazione” della legge Severino è “di notevole complessità politica e ogni approfondimento chiarificatore, ogni intervento, non potrà prescindere da un riconoscimento della natura giuridica e quindi da una pronuncia della Corte Costituzionale”. Lo ha spiegato in Aula alla Camera il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione rispondendo a una interpellanza del Movimento 5 Stelle su Vincenzo De Luca, candidato presidente della Regione Campania per il Pd, condannato in primo grado per abuso d’ufficio.

Manzione ha ricordato le “difficoltà sorte in sede di applicazione della legge Severino” in particolare per quanto riguarda gli “articoli sull’incandidabilità alle cariche elettive regionali derivanti da sentenze penali di condanna. Il quadro normativo generale prende spunto da scelte normative assai risalenti che si possono ricondurre alla legge 16 del 1992 che intervenne sulla normativa antimafia per introdurre l’istituto dell’incandidabilità cui sono correlati sia quello della sospensione di natura cauterale e quello della decadenza in presenza di passaggio in giudicato delle sentenze di condanna. Questi provvedimenti hanno già subito il vaglio costituzionale e l’hanno superato”.

“La legge Severino – ha aggiunto Manzione – è stata conforme agli orientamenti della Consulta e prevede che vi sia un riallineamento del sistema di incandidabilità locali all’analogo impianto destinato ai parlamentari e ai membri del governo che comprende tutti i reati contro la pubblica amministrazione. Quindi il catalogo dei reati ostativi per gli amministratori locali è stato ampliato con l’inserimento di molti reati contro la P.a. e quindi anche l’abuso d’ufficio”.

“Il Tar campano – ha concluso il sottosegretario – ha ravvisato nella disciplina in questione aspetti di illegittimità costituzionale rimettendo gli atti alla Consulta. La ragione per cui si è arrivati davanti alla Consulta è il dubbio che la sospensione per sentenza provvisoria lungi dal rappresentare un rimedio cautelare si configura invece come tipologia sanzionatoria. In senso contrario si è espresso il Tar di Trento che nell’esaminare la medesima normativa ha ritenuto la questione manifestamente infondata perché la sospensione non ha natura sanzionatoria”.

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