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Martedì 10 marzo 2015 - 21:28

Fi vota compatta su riforme ma si frantuma. Cav: no protagonismi

Slavina potrebbe essere solo all'inizio, ora si guarda al Senato
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Roma, 10 mar. (askanews) – Tre gruppi in uno. E’ questal’immagine di Forza Italia che emerge dopo il voto finale sulleriforme. Ma anche la spaccatura in tre rischia di essereottimistica: 17 fittiani, 17 tra verdiniani e dintorni, e poitutto il resto. E tutto il resto vuol dire 35 deputati tra cui,però, non c’è un idem sentire.

Certo, formalmente, il gruppo vota in maniera compatta: aeccezione di Gianfranco Rotondi, infatti, tutti decidono diraccogliere l’appello all’unità di Silvio Berlusconi e votarecontro le riforme. Anche perché in ballo c’è la sentenza dellaCassazione sul processo Ruby e i timori del leader azzurro didover affrontare – con le truppe dimezzate – un procedimento delquale pensava di essersi liberato. Per questo, alla fine, il Cavsi spinge addirittura a dire che “le cassandre che sui giornalidescrivevano il nostro come un movimento politico lacerato,diviso in mille fazioni e pronto ad esprimersi in ordine sparso,sono state smentite dal senso di responsabilità dei nostrirappresentanti”.

Ma l’ex premier sa meglio di chiunque altro che le cose nonstanno così. Lui stesso si è dovuto mettere al telefono percontattare personalmente i perplessi e i deputati più viciniall’ex garante del patto del Nazareno (oltre pare al direttointeressato): tra loro almeno 5-6 erano pronti a votare a favoredel ddl Boschi, il che sarebbe equivalso a schierarsi apertamente contro il proprio leader e a favore del governo.

Alla fine la nuova fronda decide di votare in linea con il restodel gruppo come moto di affetto nei confronti del Cavaliere maanche di marcare una netta distanza rispetto alla scelta.Distanza che viene messa nero su bianco in un documentosottoscritto da 17 deputati in cui si parla apertamente di gruppo non unito e di una conduzione dei deputati caratterizzata”quotidianamente” da “un deficit di democrazia, partecipazione ed organizzazione”. Una vera e propria messa in stato d’accusa di Renato Brunetta. Che, chiaramente, non la prende bene.

Passa qualche ora ed è Berlusconi a firmare una nota in cuibacchetta i sottoscrittori del documento e li invita a “evitareprotagonismi”. Il ruolo di capogruppo dell’ex ministro dellaPubblica amministrazione sembra dunque salvo. Cosa che avrebbecreato malumori in un altro gruppetto di deputati, più vicini aMaria Stella Gelmini, che pur tra mille perplessità per la lineaconsiderata troppo filo leghista di queste ultime settimane,hanno alla fine deciso di non “distinguersi” né attraverso ilvoto né attraverso un documento. Pare che il manipolo avesse giàin mente il nome di un nuovo capogruppo: Elio Vito, ma inalternativa anche Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo.

Ecco perché parlare di tre gruppi in uno rischia di essere unastima al ribasso. Ma adesso i riflettori sono già puntati sulSenato: perchè se quello dei “verdiniani” alla Camera è stato unsegnale, a palazzo Madama potrebbe trasformarsi in un soccorso.Una grana di cui presto Berlusconi dovrà occuparsi. Ora però incima ai suoi pensieri ci sono le questioni giudiziarie. Il timore del Cavaliere è quello di ritrovarsi in un gorgo di cui il remake del processo Ruby sarebbe solo un inizio.

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