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Lunedì 9 marzo 2015 - 20:18

Fi divisa in 5 su riforme.Cav chiede unità (ma pensa Cassazione)

Verdiniani in dissenso. Berlusconi aspetta decisione su Ruby
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Roma, 9 mar. (askanews) – Chi c’è, chi non c’è, chi vota contro, chi si astiene, chi si esprime a favore. Il ddl Boschi, al passaggio finale nell’Aula della Camera, domani potrebbe dare l’immagine plastica di una Forza Italia che più divisa non si può. Eppure la linea indicata da Silvio Berlusconi è chiara: no alle riforme. Posizione ribadita anche nella riunione del gruppo convocata alla vigilia da Renato Brunetta. Ufficialmente il dado è tratto, se non fosse che alla suddetta riunione erano presenti meno della metà dei 69 parlamentari azzurri e non erano nemmeno tutti d’accordo. I “verdiniani”, infatti, hanno chiesto – inutilmente – che almeno ci si astenesse. Il capogruppo ha cercato di fare appello alla mozione degli affetti: “Questo è un momento cruciale, non dobbiamo spaccarci. La forza che possiamo dare a Berlusconi è quella dell’unità”.

“Cruciale” è aggettivo non scelto a caso visto che domani, mentre il Parlamento sarà impegnato a votare sulle riforme, i giudici della Cassazione saranno chiamati a prendere la loro decisione sul processo Ruby: assoluzione confermata per il Cav o processo da rifare? Ed è ovviamente questo il pensiero dominante in questo momento nell’ex premier. Che vive con fastidio un dissenso interno che questa volta, peraltro, non viene nemmeno dal “solito” Fitto. I 17 parlamentari vicini all’eurodeputato pugliese, infatti, il voto contro il ddl Boschi lo invocano da tempo. Oggi, semmai, ci tengono a rimarcare il “noi lo avevamo detto” e a ribadire che il “no” non deriva dalla rottura del patto del Nazareno ma dal fatto che il ddl non ha nulla a che fare con le riforme che da anni il centrodestra cerca di attuare.

La fronda, questa volta, è invece composta da uomini vicini a Verdini: Abrignani, Fontana, Mottola, Parisi, D’Alessandro, Faenzi e Santanché potrebbero decidere di astenersi. Ma non è ancora escluso che qualcuno decida di votare a favore. “Non sono tipo da astensioni” dice per esempio la “pitonessa” che pure si riserva una notte per pensarci. Il rapporto tra il Cav e il fu garante del Nazareno è ai minimi e questo inevitabilmente può influenzare la scelta che da qui alle prossime ore dovrà essere ratificata. Chi voterà certamente sì e lo ha già fatto sapere è Gianfranco Rotondi.

Ma all’appello domani potrebbero mancare – grazie a una strategica assenza – anche i voti di un gruppetto di deputati, per lo più lombardi e vicini a Paolo Romani, che si attestano su una linea anti-brunettiana. Insomma, dentro Forza Italia la guerra di fazioni è evidente. Ed è esattamente ciò che Silvio Berlusconi meno desidera in questo momento: affrontare il nuovo tornante giudiziario con le truppe sparpagliate e poco potere di contrattazione.

Anche per questo sia il consigliere politico, Giovanni Toti, che la portavoce, Deborah Bergamini, si affrettano a “cancellare” con dichiarazioni o post su Facebook l’immagine di un leader “azzoppato” che si fa dettare la linea dagli altri. Perchè una delle accuse dei pro-riforme è che la svolta sia stata attuata solo per compiacere Salvini con cui è in ballo l’alleanza per le Regionali. “Invito tutti gli amici del centrodestra – dice Toti – a smetterla di tirare per la giacca Forza Italia sul tema delle riforme”. Un messaggio al Carroccio ma anche a Ncd. “Il nostro – aggiunge – è un convincimento frutto di una totale autonomia e indipendenza di pensiero”.

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