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Mercoledì 4 marzo 2015 - 21:09

Bersaniani insistono su riforme, ma battaglia sarà su Italicum

D'Attorre: Renzi cambi visto che non c'è più il Nazareno
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Roma, 4 mar. (askanews) – Pier Luigi Bersani e i suoi nei prossimi giorni torneranno a farsi sentire sulle riforme, l’ex segretario e la parte più battagliera della minoranza incalzeranno Matteo Renzi alla vigilia del voto finale della Camera sulla riforma costituzionale, ma non dovrebbero esserci strappi. In parte, perché la decisione di Fi di essere presente in aula, sia pure votando no, sdrammatizza l’Aventino delle scorse settimane. Ma, soprattutto, perché “la vera partita”, come dice più di un dissidente Pd, sarà “sulla legge elettorale”. Una linea che non piace a Pippo Civati, che si augura invece che “Bersani vada fino in fondo sulle riforme”.

Alfredo D’Attorre, uno degli uomini più vicini all’ex segretario, spiega: “In queste ore si rafforzerà un appello a Renzi perché dia un segnale politico di riapertura del confronto sulle riforme, sia costituzionale che elettorale, sia nel Pd che con le altre forze di opposizione”. Se il patto del Nazareno non c’è più, è il ragionamento, non c’è motivo per dire che non si può cambiare niente: “La posizione dell’intangibilità delle riforme rischia di essere un macigno sulla strada delle riforme.E non si capirebbe perché ciò che è stato fatto in virtà del patto del Nazareno viene ritenuto intangibile ora che l’accordo non c’è più”.

Ma, come spiega Davide Zoggia, bisogna rileggere bene le parole pronunciate da Bersani nell’intervista dello scorso sabato ad Avvenire, il problema è nel “combinato disposto” legge elettorale-riforma costituzionale. E sulla revisione della Costituzione ormai i margini sono praticamente esauriti, perché gli emendamenti sono stati votati e a questo punto si tratta solo di dire sì o no. Per questo, dice Zoggia, “la partita vera è la legge elettorale, lì giocheremo le nostre carte, a cominciare dal tema dei capilista bloccati”. E su quel tema la minoranza Pd potrà cercare sponde anche in qualche partito di opposizione, a cominciare da Sel: “La legge elettorale non ‘del Pd’, su questo se si trovano consensi…”.

Del resto, Bersani ha avuto modo ieri di parlare di queste questioni anche con Roberto Speranza, il capogruppo che guida l’ala più dialogante della minoranza e che oggi ha definito una “ottima notizia” la decisione di Fi di partecipare alle votazioni. La scelta di tentare barricate sulle riforme non troverebbe nemmeno un sostegno compatto del resto della minoranza, mentre diverso è il discorso sulla legge elettorale.

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