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Sabato 28 febbraio 2015 - 19:56

Domani le primarie in Campania, Pd con il fiato sospeso

Si teme scarsa partecipazione. Da Roma supervisori del voto
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Napoli, 28 feb. (askanews) – Poco più di 12 ore e, finalmente, in Campania si darà il via alle primarie di Pd e centrosinistra che dovranno designare il candidato anti-Caldoro per le elezioni regionali. Un appuntamento rimandato per ben quattro volte (nell’ordine 14 dicembre, 11 gennaio, 1 febbraio, 22 febbraio, 1 marzo) che tra giovedì e venerdì ha visto il ritiro di due contendenti su 5 (il democratico Gennaro Migliore e il dipietrista Nello Di Nardo) ma che aveva già registrato il passo indietro a fine gennaio (in concomitanza con la candidatura di Migliore) della senatrice pd Angelica Saggese, unica donna in lizza.

Attesa e ansia, in Campania, ma anche a Roma. Il vicesegretario dem Lorenzo Guerini ha confermato in un’intervista che ci saranno supervisori del partito ad aiutare gli oltre tremila volontari impegnati domani in 606 seggi (83 ad Avellino, 73 a Benevento, 100 a Caserta, 187 a Napoli, 163 a Salerno) dove si potrà votare dalle 8 alle 21. La commissione responsabile dell’organizzazione, guidata dal consigliere regionale Tonino Amato, ha predisposto ogni cosa. I verbali con l’esito del voto, dopo lo spoglio nei 606 seggi, saranno portati a Napoli, nelle Terme di Agnano. Solo a notte fonda si saprà chi ha vinto dei tre concorrenti in lizza.

In campo sono rimasti i due rivali storici Andrea Cozzolino e Vincenzo De Luca, entrambi considerati “renziani”, e il socialista Marco Di Lello. Tutti e tre, in un modo o in un altro, legati all’ultimo vero leader di sinistra della Campania: l’ex sindaco di Napoli e per due consiliature consecutive presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino.

All’appuntamento con le primarie si arriva dopo mesi di battaglie, alcune palesi, moltissime sotterranee, che hanno messo l’un contro l’altro due schieramenti: chi voleva le primarie e chi, invece, preferiva puntare su un candidato unitario per evitare scontri. Eppure quella parte del Pd campano che in teoria aveva la maggioranza per trovare una sintesi non è riuscita nell’intento, finendo anche con il bruciare figure che avrebbero potuto rappresentare quel punto di convergenza, come quella del professor Gino Nicolais, presidente del Cnr. Sospetti, veleni, accuse velate e palesi sono culminate con il ritiro di due candidati, con dichiarazioni di fuoco di esponenti di rilievo del partito (Paolucci e Vaccaro) per il timore di brogli, ambiguità del voto, sospetti di accordi con la destra (secondo molti con quella tuttora legata a Nicola Cosentino che è in carcere) e, peggio ancora, con la malavita organizzata.

Il centrosinistra campano, ma soprattutto il Pd (locale e nazionale) attendono dunque con il fiato sospeso che si celebri un rituale politico su cui molti ritengono sia ormai necessario intervenire con leggi ad hoc. A livello nazionale il timore è certamente quello di problemi simili a quelli verificatisi in Liguria. Ma è anche il livello di partecipazione che preoccupa.Secondo dati forniti dal Pd, infatti, le ultime primarie (2013 per Renzi e Tartaglione, oggi a capo della segreteria campana) hanno registrato rispettivamente 192.443 votanti e 121.624. Con Prodi, nel 2005, sono stati ben 333.416 i campani che sono andati a votare; 447.424 per Veltroni e Iannuzzi nel 2007; 294.475 per Bersani e Amendola nel 2009. Un calo, soprattutto dal 2007 a oggi, che va di pari passo con varie sconfitte: la provincia di Napoli (2009), la Regione Campania (2010) e il Comune di Napoli (2011).

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