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Martedì 17 febbraio 2015 - 09:17

Boldrini: io sono arbitro, ma alla Camera giocatori scorretti

"Mi hanno dato della serva, inqualificabile. Tagliola non tornerà"
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Roma, 17 feb. (askanews) – I disordini in aula alla Camera? Colpa dei gruppi parlamentari: in una intervista a Repubblica, Laura Boldrini, presidente dell’assemblea di Montecitorio, ha lanciato un appello alla riflessione. “Così – ha detto – non può continuare. I gruppi devono seriamente riflettere al loro interno su quello che è successo e impegnarsi perché non accada più. I deputati devono poter lavorare con gli strumenti parlamentari e non menando le mani”.

La terza carica dello Stato ha rivendicato il suo impegno per evitare la rottura sulle riforme: “Guardi, io mi sono adoperata tanto perché il dialogo prevalesse”, ha affermato ricordando che “si doveva trovare un accordo politico e c’eravamo molto vicini, quella sera di mercoledì 11… Poi è saltato tutto. Non c’è stata sufficiente capacità di ascolto reciproco”. Definita “serva della maggioranza” dall’opposizione, Boldrini ha ricordato che “lo hanno detto a me, a Marina Sereni, a Roberto Giachetti. Una cosa inqualificabile”.

“Mi riconosco nella definizione che il presidente Mattarella ha dato di se stesso”, ha detto ancora Boldrini, parlando della sua funzione di “arbitro”. “Però – ha aggiunto – il gioco funziona bene – come il presidente ha ricordato – se i giocatori sono corretti. E non sempre lo sono stati, nei giorni scorsi. Qualcuno mi ha criticato per aver concesso la seduta-fiume, come se questa fosse stata una mia scelta. Ma chi l’ha detto non conosce regole e prassi della Camera. Come è successo tante altre volte nelle legislature passate, dopo che un gruppo ha avanzato la proposta di seduta-fiume la Presidenza è obbligata a metterla in votazione in aula”. E se le chiedessero di nuovo di imporre la “tagliola”? “Non è così che si porta avanti l’attività parlamentare. E’ stata usata una tantum all’epoca del decreto Imu-Bankitalia, come extrema ratio. E’ una misura che non può entrare nella routine dei lavori parlamentari”.

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