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Lunedì 16 febbraio 2015 - 21:06

Renzi frena su intervento in Libia: non è il momento, agisca Onu

Premier corregge Pinotti: non ci prudono mani, armi extrema ratio
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Roma, 16 feb. (askanews) – In Libia la situazione “è fuori controllo” ma “non è il tempo dell’intervento militare”. Dopo le dichiarazioni di Roberta Pinotti, con tanto di dettaglio degli uomini da inviare, Matteo Renzi frena la fuga in avanti del ministro della Difesa e torna a insistere sulla via diplomatica e sugli “strumenti” che la comunità internazionale, “se vuole”, ha a disposizione per frenare l’avanzata in Libia dell’Isis: ragionando con i suoi, il premier spiega infatti che dopo i video delle decapitazioni girati sulla sponda sud del Mediterraneo, tutta la comunità internazionale ha capito la gravità della situazione e l’Italia non è più una voce del deserto nel chiedere che ci si faccia carico della questione libica. Dunque ora un’iniziativa “politico-diplomatica” dell’Onu è considerata possibile da Renzi, anche in tempi “brevi e urgenti”.

Di fronte alle critiche delle opposizioni, che parlano di retromarcia e “dilettantismo”, da palazzo Chigi rivendicano la coerenza della posizione di Matteo Renzi: “Fin dal primo viaggio a Tunisi il premier ha continuamente insistito sulla necessità di un’azione diplomatica forte dell’Onu, e dunque non c’è nessun cambiamento”. Il problema sono le parole della Pinotti, che oggi Renzi si è preoccupato di ridimensionare con un’intervista al Tg5. I collaboratori del premier spiegano infati che “nessuno ha in mente un’azione militare unilaterale, non è che ci prudono le mani…”. Ma di sicuro dall’Italia arriverà “un forte sostegno alle iniziative che l’Onu vorrà mettere in campo: quello che l’Onu deciderà va bene”.

Ragionamento che assomiglia a quello svolto da Paolo Gentiloni venerdì scorso: “Se non riuscirà la mediazione bisognerà fare qualcosa di più. E l’Italia è pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale”. Parole che oggi Renzi non ha ripetuto nè smentito direttamente, ma a palazzo Chigi si sottolinea la differenza fra le interviste rilasciate appunto dal titolare della Farnesina e da quella della Difesa: l’intervento militare viene comunque considerato, ma solo “come extrema ratio”. E ovviamente solo dopo che la strada della diplomazia sia stata esperita con convinzione e nonostante questo sia fallita.

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