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Venerdì 6 febbraio 2015 - 19:55

Arrivi da Sc non convincono minoranza: siamo “partito-tutto”

Verini: "Macché, erano tra i fondatori del partito"
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Roma, 6 feb. (askanews) – Il Pd fa proseliti. Dopo l’ingresso dei fuoriusciti di Sel, oggi è la volta dei reduci di Scelta civica (per molti è un ritorno), il ‘Partito della nazione’ evocato più volte da Matteo Renzi sembra prendere forma giorno dopo giorno, ma non tutti tra i democratici sono entusiasti. Gianni Cuperlo, in una assemblea della minoranza il mese scorso, aveva parlato di “mutazione genetica” in corso nel partito, il sospetto è forte nella sinistra Pd già da mesi, se ne era parlato ai tempi della Leopolda, iniziativa “personale” del premier-segretario e non del Pd. Non stupisce, allora, che l’arrivo degli ex montiani, allora, venga salutato con favore da chi come Walter Verini ha in mente il Pd del Lingotto, quello della “vocazione maggioritaria” di Walter Veltroni, mentre sia accolto a dir poco con freddezza dalla minoranza.

Il primo a far capire che la novità non entusiasma è stato Pier Luigi Bersani: “Un conto sono le scelte di tipo personale, opportunistico, secondo me sempre disdicevoli; un conto è quando c’è un passaggio politico. Non può essere – ha spiegato – lo spostamento di persone, bisogna dire con trasparenza al Paese che cosa è cambiato nella politica. Dopo di che, se si dice questo, io sono contento che da centro come da sinistra si possa ragionare facendo del Pd un grande partito plurale, grande baricentro democratico del sistema”. Del resto, proprio Bersani continua a ripetere che la teoria del “polmone solo”, per usare il suo lessico, non può funzionare: l’ex segretario più volte ha ripetuto che “la democrazia respira con due polmoni” e che sarebbe un errore se qualcuno avesse in testa il progetto di un partito piglia-tutto che si piazza al centro dello scacchiere politico.

Cuperlo, oggi, se la cava con una battuta: “Temo che queste notizie prefigurino una eccessiva torsione a sinistra della linea del Pd, ma Ichino si scordi di portarci in una condizione di subalternità alla Cgil…”. Davide Zoggia, bersaniano, dice che “il Pd ormai è diventato un partito-tutto, tiene dentro da ex Sel – area estrema di Sel! – a centro, centrodestra. Per carità, porte aperte a tutti… Ma il tema è politico: quando dovremo affrontare discussioni sui temi di fondo. Si pone un problema di linea politica, riflettiamo attentamente su questo, apriamo una discussione. Non si vuole respingere nessuno, ma penso questa cosa meriti un approfondimento”. Simili le valutazioni di Alfredo D’Attorre, altro bersaniano: l’arrivo dei parlamentari ex Sc è “un esito coerente con lo spostamento del partito su posizioni che erano estranee al nostro radicamento sociale”.

La minoranza, però, non intende farsi da parte: “Ci sono tutte le possibilità nel medio periodo perché il Pd sia restituito alla sua vocazione originaria di grande forza progressista. Il confronto interno può aiutare, si è visto su Mattarella. C’è da costruire una piattaforma alternativa al renzismo, per il prossimo congresso. Ma con tutti e due i piedi saldamente dentro al Pd”. E anche Massimo D’Alema, sul Messaggero, spiega: “La sinistra italiana è stata protagonista della fondazione del Pd e ora deve tornare a esercitare un’influenza determinante nel partito. Cosa ben diversa dal fondarne un altro”.

Di nuovo, torna attuale la discussione sulla natura del Pd, “ditta” o “partito a vocazione maggioritaria”, partito di tesserati militanti o di elettori che provengono anche da altre culture politiche. “Bentornati a casa ai 5 senatori di Scelta civica – dice il senatore renziano Andrea Marcucci – il Pd è in naturale punto di riferimento di tutti i riformisti”. E, appunto, Verini ricorda che “molti di questi parteciparono da protagonisti alla fondazione del Partito democratico. Da Pietro Ichino a Linda Lanzillotta, da Alessandro Maran a Gianluca Susta, a Irene Tinagli – spiega Verini -. Si tratta di personalità che condivisero dall’inizio il profilo innovatore e riformista del Pd, che negli anni successivi alla segreteria di Veltroni aveva perso il suo impulso originario”.

Opposto persino il giudizio sul ruolo svolto da Sc alle elezioni del 2013. Per Zoggia, il partito di Mario Monti ha “una responsabilità per la mancata netta affermazione del centrosinistra”. Per Verini è vero l’esatto contrario: “Queste personalità con la partecipazione alle elezioni 2013 di Scelta civica impedirono la vittoria della destra berlusconiana”.Mutazione genetica o no, di sicuro il Pd ha ancora davanti a sé un lungo percorso di autoanalisi.Adm

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