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Giovedì 5 febbraio 2015 - 11:16

Speranza (Pd): da Fi ritorsione, ma non temiamo i numeri

"Loro facevano il gioco delle tre carte"
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Roma, 5 feb. (askanews) – “Noi abbiamo chiesto di riprendere il cammino parlamentare della riforma costituzionale che è dall’8 gennaio in aula e di votare a ritmo serrato. Brunetta ha lanciato accuse di violazione della democrazia parlamentare che non stanno né in cielo né in terra. Da l’impressione di una ritorsione dopo la scelta del presidente della Repubblica. Cos’è cambiato dal 30 gennaio al 3 febbraio per cui Fi ha deciso di rompere il patto del Nazareno? Vuol dire che il loro era il gioco delle tre carte. Stavano barando. Volevano un presidente della Repubblica accomodante”. Lo ha detto Roberto Speranza, capogruppo Pd alla Camera, in un’intervista a “la Repubblica”.

“E’ giusto andare oltre la maggioranza di governo – ha spiegato – per fare le riforme istituzionali. Pertanto non esulto. Ma se Berlusconi ha pensato di interpretare questo patto come uno scambio sulla presidenza della Repubblica, allora è bene che si sia rotto. Per noi l’intesa con Fi riguarda solo la riforma costituzionale e l’Italicum”.

“Non abbiamo il timore di non avere i numeri in Parlamento, le riforme andranno avanti. Siamo determinati. Abbiamo comunque un sostegno più largo rispetto alle forze di governo e c’è anche il dato positivo dell’unità del Pd. I numeri parlamentari sono confortanti”, ha aggiunto Speranza, nel suo intervento alla trasmissione “Radio anch’io”, parlando delle ripercussioni del voto per il Quirinale sull’iter delle riforme e delle nuove posizioni assunte da FI.

“Mi auguro che Forza Italia riveda l’atteggiamento delle ultime ore”, ha rimarcato Speranza, secondo il quale “l’elezione del presidente è stato un fatto positivo, è stata fatta la scelta giusta nell’interesse dell’Italia. Stento a comprendere il cambio di atteggiamento di Fi”.

“Con Forza Italia avevamo un patto non di governo, ma per le riforme, che fanno fatte con una maggioranza più ampia di quella governativa. Si ha l’impressione che stavano al tavolo non per le riforme, ma per avere una figura al Quirinale più rassicurante” per Berlusconi.

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