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Sabato 31 gennaio 2015 - 12:05

Primo siciliano al Colle, l’attesa di Palermo per Mattarella

Con lui un'intera generazione di "rottamatori ante litteram"
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Palermo, 31 gen. (askanews) – Nel giorno in cui Sergio Mattarella potrebbe essere eletto, già al quarto scrutinio, dodicesimo Presidente della Repubblica italiana, cresce a Palermo l’attesa dei suoi concittadini per quello che sarebbe il primo siciliano a divenire “inquilino” del Quirinale.

Ai palermitani il nome dei Mattarella, ancor prima forse della tragica morte di Piersanti, ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980 quando ricopriva la carica di presidente della Regione, evoca immagini di sobrietà e pacatezza. Il 73enne Sergio Mattarella è, in un certo senso, l’incarnazione di quello spirito “siciliano d’altri tempi” che, schivo e riflessivo, non lesina, quando occorre, decise sferzate per affermare la propria forte personalità.

Democristiano da sempre, il vero amore del possibile nuovo Capo dello Stato è quello per il diritto: un binomio inscindibile che come prima tappa della sua brillante carriera giuridica lo portò, sul finire degli anni ’70, alla cattedra di docente di Diritto parlamentare all’Università di Palermo.

Figlio di Bernardo Mattarella, Sottosegretario ai Trasporti e poi ministro dei governi De Gasperi, Sergio Mattarella fa parte di quella generazione di giovani democristiani “rottamatori ante litteram” di una classe politica ormai evidentemente superata.

Oltre a suo fratello Piersanti, presidente della “svolta” Dc, dello studio di Mattarella in via Libertà facevano parte i nomi di quella che, negli anni successivi, si sarebbe affermata come l’intelligentia palermitana in grado di legare a doppio filo la Sicilia alle dinamiche politiche nazionali.

Così, in quel “cerchio” trovavano posto l’attuale sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che con Mattarella fu tra i fautori di quella che passò alla storia come la “primavera” del capoluogo sicliano; il giovane Vito Riggio, che sarebbe diventato presidente dell’Enac; il sindacalista della Cisl ed ex viceministro dello Sviluppo Economico nel governo Prodi, Sergio D’Antoni; e ancora Carlo Vizzini, leader palermitano socialista capace di collezionare ben quattro ministeri in meno di 10 anni, dall’83 al ’92.

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