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Giovedì 29 gennaio 2015 - 21:09

Il flop Quirinale scatena la guerra in Fi. Fitto: azzerare tutto

Sotto accusa gestione dell'Italicum e rapporto con governo
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Roma, 29 gen. (askanews) – La deflagrazione interna arriva puntuale, e non poteva essere altrimenti. La sconfitta di Silvio Berlusconi nella partita del Quirinale, con l’imposizione di Sergio Mattarella, scatena la guerra dentro Forza Italia. Veleni, maldicenze, sospetti ma anche critiche apertissime. Come quella di Raffaele Fitto che non aveva accettato di mettersi la sordina prima e figurarsi se lo fa ora che può dire ‘noi lo avevamo detto’.

Ma quella che arriva dall’europarlamentare non è solo la rivendicazione della bontà della linea anti-Nazareno: la richiesta è quella di azzerare tutto, nel partito e nei gruppi parlamentari. “E’ semplicemente impensabile oltre che offensivo dell’intelligenza dei nostri elettori – sostiene – che, dopo un fallimento politico totale, i cultori e i sostenitori del Nazareno, ora, in un attimo, come se nulla fosse, pretendano di travestirsi da oppositori di Renzi”. Una dichiarazione rinforzata a ruota da una sfilza di fedelissimi dell’esponente pugliese.

A dimostrazione della guerra interna, ci sono anche le accuse incrociate sul soccorso azzurro che potrebbe arrivare a Mattarella nel segreto dell’urna. In Transatlantico c’è chi dà per certo che ci sia già un accordo tra Renzi e lo stesso Fitto che, in cambio, otterrebbe la sepoltura del patto del Nazareno.Per evitare il sospetto le truppe dei dissidenti starebbero ipotizzando di votare un candidato di bandiera o di non partecipare al voto.

Ma non è l’unico veleno. Nel mirino di molti è finita anche la strategia del gruppo al Senato sulla legge elettorale e in particolare di Paolo Romani. “Aver concesso al premier l’approvazione dell’Italicum prima del voto sulla presidenza della Repubblica – è il ragionamento – ci ha lasciati completamente disarmati. Non potevamo che aspettarci questo”. Ma più di tutti, in questo frangente, a finire in discussione è il grande garante del patto del Nazareno, Denis Verdini. L’accusa che gli viene rivolta nei capannelli è quella di aver ceduto alla logica del più forte, e cioè di Matteo Renzi. Voci, che valgono in quanto tali e dunque come termometro della temperatura dentro Forza Italia.

I dirigenti finiti sotto accusa reagiscono con toni duri verso il doppiogioco del premier. “Certo, manca l’hashtag ‘Berlusconi stai sereno’ ma il comportamento di Renzi – dice per esempio Mariastella Gelmini – ci ha lasciato alquanto perplessi”, “il Patto del Nazareno è nell’interesse del Paese ma ora sicuramente nulla è più scontato”. Lo stesso Berlusconi, viene spiegato, sarebbe combattuto. L’idea di avere non solo un capo dello Stato ma anche un presidente del Consiglio contro non è in cima ai suoi desiderata. Ma anche la strategia di minare il governo in questo momento non avrebbe trovato sponde. Nel suo incontro riservato con Alfano, l’ex premier avrebbe anche buttato sul tavolo l’ipotesi di far venir meno la maggioranza sulle riforme trascinandosi dietro Area popolare in nome della ritrovata unità del centrodestra. Si andrebbe a votare con il Consultellum, sarebbe il ragionamento, e una grande coalizione sarebbe pressoché inevitabile. Ma la riposta del ministro dell’Interno per ora va in un’altra direzione: “Per noi – dice – il patto di governo tiene”.

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