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Mercoledì 28 gennaio 2015 - 21:12

Renzi sonda su Mattarella, partita Quirinale è ancora aperta

Berlusconi dice no. Consultazioni a oltranza, da domani si vota
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Roma, 28 gen. (askanews) – “Una splendida giornata…”. Matteo Renzi lascia canticchiando Montecitorio dopo l’ultimo dei colloqui sul voto di domani per il Quirinale. Il presidente del Consiglio ostenta tranquillità sulla partita più delicata che ha dovuto gestire finora. Oggi nei colloqui con Bersani e Berlusconi è uscito il primo nome su cui il Pd sta puntando ufficialmente, quello di Sergio Mattarella. Un nome che può unire il Pd ma che non convince l’ex Cavaliere. E’ tra queste due ipotesi che il premier dovrà scegliere e che potrebbe portare ad un piano B, ossia un terzo nome che riesca ad accontentare tutti o quasi.

Per ora comunque Renzi non sembra voler scoprire altre carte e infatti fonti parlamentari spiegano che nelle prime tre votazioni anche il Pd, come Fi, voterà scheda bianca. Il tentativo, spiegano, è quello di raggiungere consensi su Mattarella e per questo obiettivo tutti i voti sono benvenuti, anche quelli degli ex M5S che il premier ha voluto vedere stasera a Montecitorio (sono in 25 e hanno posto il loro veto su Amato ma non su Mattarella). Renzi ha più che mai bisogno di tenere unito il suo partito visto che il Movimento 5 stelle gha lanciato la candidatura di Romano Prodi, il fondatore del Pd che in tanti tra i grandi elettori dem vorrebbero ancora veder salire al Colle. Secondo alcuni questa linea si spiegherebbe come una velata minacca all’ex Cavaliere di poter andare avanti da solo, conti alla mano infatti dalla quarta votazione in poi bastano 505 voti per eleggere il Presidente e il Pd ne ha da solo quasi 450.

Ma a ben vedere il leader del Pd non vuole chiudere la porta a Berlusconi e infatti dopo l’incontro di oggi ha in programma di vederlo ancora, le consultazioni infatti andranno avanti anche nei prossimi giorni. La soluzione potrebbe essere quella di tirare fuori all’ultimo minuto un altro nome che sia gradito sia al Pd che a Berlusconi e tra questi circolano ancora quelli di Walter Veltroni e Piero Fassino. Se questi tentativi fallissero c’è chi ricorda che esiste sempre l’ipotesi istituzionale, ossia il presidente del Senato, Pietro Grasso. Intanto dal Pd è arrivata a Montecitorio una richiesta di aumentare il numero votazioni per poter arrivare alla sesta votazione entro sabato, o un segnale di forza, quello di voler accelerare l’elezione o un segnale di debolezza, se la quinta votazione non bastasse ci sarà sempre tempo per la sesta comunque prima della fine della settimana, ossia prima che riprano i mercati. Domani Renzi riunirà i grandi elettori a ridosso del primo voto, fissato per le 15.

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