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Mercoledì 14 gennaio 2015 - 13:14

##Da Berlusconi a Grillo, le sfide al presidente “super partes”

Tensioni giustizia, polemiche su Monti e richiesta impeachment M5s
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Roma, 14 gen. (askanews) – Eletto nel 2006 al quarto scrutiniocon i soli voti del centrosinistra (543) Giorgio Napolitano,primo comunista al Quirinale, scelse di caratterizzarsi come ilPresidente super partes, un obiettivo probabilmente raggiunto dalmomento che nel 2013 è stato rieletto anche con i voti delcentrodestra, alla sesta votazione con 738 preferenze.

Nel suo primo discorso di insediamento Napolitano disse: ‘Nonsarò in alcun momento il Presidente solo della maggioranza che miha eletto – disse davanti al Parlamento che lo aveva eletto -avrò attenzione e rispetto per tutti voi, per tutte le posizioniideali e politiche che esprimete’. Il Capo dello Stato pensavaanche che fosse ‘venuto il tempo della maturità per la democraziadell’alternanza anche in Italia. Il reciproco riconoscimento,rispetto ed ascolto tra gli opposti schieramenti, il confrontarsicon dignità in Parlamento e nelle altre Assemblee elettive’. E aquesti principi si è sempre ispirato tanto da guadagnarsi neglianni la stima del centrodestra e del suo leader, SilvioBerlusconi, che lo ha votato alla rielezione nel 2013.

I nove anni di permanenza al Colle hanno però visto Napolitanoscontrarsi in più occasioni con le forze politiche, da subito conla Lega. Principale avversaria fin dalla sua elezione, fu UmbertoBossi a chiedere alla Cdl di non votare per Napolitano al Collenonostante sia Fini che Casini avessero espresso parerefavorevole sul suo nome. Il suo nome in realtà emerse anche dauno scontro interno al centrosinistra che in prima battuta avevaavanzato quello di Massimo D’Alema.

Il Capo dello Stato si dovette misurare da subito con le tensionitra politica e giustizia e anche per questo si presentò come ilPresidente di equilibrio: ‘Essenziale è tenere sempre aperte leporte al dialogo, alla ricerca di soluzioni il più possibilecondivise sui temi fondamentali dell’amministrazione dellagiustizia’, disse sempre al suo esordio al Quirinale.

Ma Napolitano è stato anche il Presidente che per primo avvertìil pericolo dell’antipolitica e non si contano i suoi messaggi diammonimento ai partiti affinchè difendessero le istituzioni dalrischio della delegittimazione: nel suo primo discorso di fineanno nel 2006 ebbe a dire: ‘Se la politica diventa un continuogridare, un gareggiare a chi alza di più i toni, uno scontrarsisu tutto, su ogni questione, in ogni momento, ne soffrono leistituzioni, a cominciare dal Parlamento, e ne soffre il rapportocon i cittadini. Quando nel frastuono generale non si possononemmeno più cogliere bene le diverse posizioni e proposte, alloramolti finiscono per allontanarsi non da questo o quel partito, madalla politica’.

Ma dopo solo un anno al Colle cominciarono gli scontri con laLega: nel 2007 la festa Tricolore fu duramente attaccata dalCarroccio: ‘Il Tricolore è vecchio, stanco e rappresentativosoltanto delle tifoserie calcistiche. Oggi nel giorno del suoanniversario, dovremmo avere il coraggio di metterlo nelcassetto, come simbolo di periodi storici, anche quellisicuramente non positivi per il Paese’, disse Roberto Calderoli.

La fine del governo Prodi e il ritorno a palazzo Chigi di SilvioBerlusconi aprirono un’altra difficile fase dei rapporti tra ilColle e i partiti, il primo curiosamente non si consumò sulterreno della giustizia ma dei temi eticamente sensibili, nel2009 Napolitano non firmò il decreto del governo sul caso diEluana Englaro. Ma nello stesso anno diede il suo via libera allodo Alfano, l’ennesimo tentativo di sospendere i processi allealte cariche dello Stato, poi bocciato da una sentenza dellaCorte Costituzionale. In quell’occasione Berlusconi accusò ilPresidente della Repubblica, di ‘averlo preso in giro’, firmandoil provvedimento e assicurando che avrebbe superato il vaglio dicostituzionalità.

Napolitano ha caratterizzato i nove anni della sua permanenza alColle anche per il continuo pressing sulle riforme costituzionalied elettorale. Ne parlò la prima volta nel messaggio di fine annonel 2007, quando al governo c’era ancora Prodi e poi ha insistitosul tema anche quando la maggioranza di centrodestra portò avantiun progetto senza i voti delle opposizioni: ecco quindi che neldiscorso di fine anno il capo dello Stato lanciò un appello ariforme condivise da un’ampia maggioranza.

Il 2010 fu l’anno in cui i guai giudiziari del Cavaliere misero adura prova il ruolo del Presidente della Repubblica, che con unattento e misurato intervento riuscì a fermare alcune leggi adpersonam varate dal governo Berlusconi, prima fra tutte illegittimo impedimento che congelò i processi solo per un mese emezzo invece che per sei mesi come voleva il premier. Nellostesso tempo però Napolitano chiese al Csm di mostrare senso diresponsabilità in questa vicenda.

Ma un nuovo scontro con il centrodestra si consumò sulla crisi digoverno del 2010 che culminò con la scissione del Pdl e l’uscitadi Gianfranco Fini e dei suoi dalla maggioranza. Il paese era nelpieno della crisi economica e Napolitano cercò in tutti i modi dievitare il ricorso alle urne perché temeva i rischio di ‘un vuotopolitico’. In quelle settimane il capo dello Stato fu oggetto diduri attacchi da parte della stampa di centrodestra che loaccusava di aver perso il suo ruolo super partes. E così nelpieno della crisi che rischiava di compromettere l’approvazionedella legge finanziaria del 2011 Napolitano decise di dare unmese di tempo a Berlusconi per consolidare la sua maggioranza escongiurare il ritorno alle urne. Il governo resterà in carica unaltro anno ma poi il Cavaliere dovrà rassegnare le dimissioni siaper la mancanza di numeri in Parlamento ma anche per la pressioneesterna provocata dall’innalzamento dello spread.

E’ in quel momento che Napolitano si fa carico di gestire lacrisi evitando ancora una volta di precipitare verso le elezioninel pieno della crisi economica affidando il governo al neosenatore a vita Mario Monti. Il ruolo svolto dal presidente inquesta vicenda gli far guadagnare il soprannome di Re Giorgio. Esempre più evidente infatti che è l’inquilino del Collel’interlocutore delle cancellerie straniere e in particolareeuropee, è lui che garantisce la tenuta delle istituzioni mentrei partiti sono alle prese con la loro crisi politica. Ilcentrodestra diviso e il centrosinistra impreparato, per suastessa ammissione, ad assumere la guida del governo. Il New Yorktimes dedicandogli un editoriale ne parlò come di un ‘powerbroker’, garante chiave della stabilità politica in tempiinstabili che ha saputo traghettare il cambio di governo graziealla sua forte popolarità

In questa fase Napolitano ha dovuto fronteggiare gli attacchi diun nuovo soggetto politico: il Movimento 5 stelle guidato daBeppe Grillo che è arrivato perfino a chiederne l’impeachmentaccusandolo di aver compiuto un colpo di Stato con il governoMonti. In questi mesi Grillo ha continuato ad accusarel’inquilino del Colle e a sostenere una vera e propria campagnadenigratoria soprattutto quando scoppiò la vicenda delleintercettazioni di Nicola Mancino indagato nell’inchiesta sullatrattativa Stato-mafia.

Napolitano scioglierà le Camere in anticipo, a dicembre 2013, acausa degli attacchi di Berlusconi al nuovo governo e lo farà conrammarico perché sperava di poter garantire ancora stabilitàistituzionale a un paese ancora alle prese con le difficoltàeconomiche. Si aprirà così un nuovo capitolo del suo difficileimpegno al Colle. La vittoria mancata del Pd e l’exploit del M5Sinfatti renderà necessario nuovamente il suo intervento. ANapolitano toccò infatti accettare un secondo mandato quandodivenne evidente che il Pd di Bersani, dilaniato dal dopo voto,non era in grado di eleggere un nuovo Presidente dellaRepubblica.

In quella situazione di impasse delle istituzioni, mai vistaprima, tutte le forze politiche da Berlusconi al centrosinistrainvocarono la sua permanenza al Colle per gestire la difficilefase politica che portò poi alla formazione di un nuovo governodi larghe intese, quello di Letta appunto. In molti in queigiorni anche da sinistra ebbero da eccepire sulla scelta compiutadal capo dello Stato, ossia convincere Bersani a rinunciare altentativo impossibile di ottenere l’appoggio dei Cinque stelle aun governo di sinistra. Anche in quella occasione Napolitano feceappello al senso delle istituzioni e al dettato della CartaCostituzionale ricordando che avrebbe affidato l’incarico solo aun capo del governo che avrebbe avuto in numeri in entrambe lecamere, cosa che Bersani non era in grado di garantire in quelmomento.

Ma le tensioni sul Colle non erano ancora finite, la decadenza diBerlusconi dal Parlamento a causa della sentenza di condannapassata in giudicato, riaprirono lo scontro e l’ex Cavaliereaccusò il Capo dello Stato di non aver rispettato l’impegno presodi proteggerlo da questa evenienza, di lì la campagna insistenteper una grazia ‘motu proprio’. Campagna che non farà scomporrecomunque l’inquilino del Colle che intervenendo direttamente sultema chiarirà che certe considerazioni espresse dal Cavaliere(non ultimi gli attacchi e gli insulti ai magistrati) non sonocompatibili con un atto di clemenza. ‘Non si sono create via viale condizioni per un eventuale intervento del Capo dello Statosulla base della Costituzione, delle leggi e dei precedenti’, èla formula utilizzata dal Colle e sono stati manifestati ‘giudizie propositi di estrema gravità, privi di ogni misura neicontenuti e nei toni’.

La decadenza di Berlusconi creò altre grane a Napolitano perchéFi decise di togliere il suo sostegno al governo Letta che semprepiù indebolito verrà poi sostituito da quello guidato dalsegretario del Pd, Matteo Renzi. Anche nel delicato passaggio diconsegne tutto interno al Pd il capo dello Stato seppe mantenersifuori dalla contesa nonostante si trattasse di rapporti internial suo partito di riferimento e in particolare il premier allorain carica fosse stato in un certo senso scelto da lui. Restanoinfatti agli atti le parole che Napolitano pronunciò alla vigiliadella direzione del Pd che decise di sostituire Letta a palazzoChigi: ‘La parola spetta al Pd’. L’unica condizione per ilPresidente infatti restava quella di evitare elezioni anticipate.

Dopo un’iniziale freddezza di rapporti nell’ultimo annoNapolitano ha imparato a conoscere il ‘rottamatore’ nuovo leaderdel Pd e a conquistare anche lui alla ‘causa’ delle riforme tantoda impegnare il suo governo per questo grande obiettivo, impegnoche Renzi ha preso talmente a cuore da mettere al centrodell’agenda del suo esecutivo questi due primari obiettivi cheora sembrano davvero essere a portata di mano. Anche per questoil Presidente che aveva condizionato la sua permanenza al Collealla realizzazione delle riforme ha ritenuto di considerarecompiuto il suo secondo mandato e annunciato le sue dimissionientro il mese di gennaio.

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