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Giovedì 4 dicembre 2014 - 20:34

Si complica iter, anche di legge lettorale. Nodi ancora su tavolo

Al Senato ostruzionismo, alla Camera minoranza Pd chiede modifiche
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Roma, 4 dic. (askanews) – Nonostante il timing già fissato dal governo per il via libera della riforma costituzionale di quella elettorale, almeno in commissione, prima della pausa natalizia del Parlamento, l’iter dei due provvedimenti si sta complicando.Mentre infatti al Senato è stato rinviato a martedì il delicato voto sull’ordine del giorno Calderoli che lega l’entrata in vigora dell’Italicum alla riforma del Senato, alla Camera governo, minoranza Pd e Fi non hanno ancora raggiunto un’intesa sulle modifiche alla riforma costituzionale.

E così per non perdere tempo la comissione Affari costituzionali di Montecitorio lavorerà nel fine settimana e ha chiesto e ottenuto uno stop dei lavori dell’Aula per poter continuare a lavorare fino a mercoledì 10. E’ una corsa contro il tempo che però la maggioranza non teme, almeno a sentire gli esponenti Pd che seguono da vicino la pratica alla Camera, secondo i quali è giusto prendersi tutto il tempo necessario per ragionare sulla riforma costituzionale. I nodi da sciogliere però non sono semplici: si tratta della composizione e delle funzioni del nuovo Senato, ossia gli articoli 1, 2 e 10, il cuore del provvedimento. La minoranza Pd chiede che vengano aboliti i sindaci e che si distribuiscano le competenze in modo da dare al Senato comunque facoltà di esprimersi su tutte le materie anche se alla Camera resterebbe il potere di prevalere con un voto a maggioranza. Ma l’equilibrio delicato raggiunto a palazzo Madama in prima lettura, grazie al lavoro comune tra governo Pd e Fi, spinge il governo ad essere prudente su ogni dettaglio da toccare.

Anche se la minoranza Pd oggi ha ottenuto un primo piccolo risultato, ossia è riuscita dopo 24 ore di discussione e riunioni con il ministro Maria Elena Boschi, i relatori Emanuele Fiano e Francesco Paolo Sisto, a far passare un emendamento che toglie al Presidente della Repubblica il potere di rinviare e quindi di promulgare parti di leggi.

La commissione alla Camera che da ieri ha iniziato a votare i 1170 emendamenti presentati ha quindi accantonato gli articoli oggetto di trattativa e si sta occupando di questioni meno divisive come la durata della legislatura della Camera e il suo regolamento, l’abolizione delle indennità dei senatori e l’abolizione del Cnel. Nel pomeriggio ha discusso sull’articolo 13 che introduce il giudizio preventivo della Corte costituzionale sulle leggi elettorali di Camera e Senato. La minoranza Pd e parte di Fi chiedono che questo sia automatico e non richiesto da un certo numero di parlamentari. Una questione che si porrà anche più avanti, nelle norme transitorie della riforma, perché con un emendamento a prima firma Andrea Giorgis, la minoranza Pd chiede un giudizio preventivo della Consulta anche sull’Italicum.

Quanto all’Italicum appunto in queste ore l’esame è stato bloccato per tutto il giorno dall’ostruzionismo dell’opposizione in commissione Bilancio dove era stata chiesta, e poi ottenuta, una deroga in vista della sessione di bilancio che si è aperta oggi (e che impedisce alle altre commissioni di lavorare durante l’esame della legge di stabilità). In serata è stato approvato un nuovo calendario dei lavori che prevede di affidare comunque il mandato al relatore prima della pausa natalizia, una sorta di dead line per i lavori della commissione che lavorerà anche di notte per mantenere l’impegno. La relatrice Anna Finocchiaro, secondo quanto riferisce su twitter il senatore Pd Francesco Russo, aveva provato ad anticipare la presentazione dei suoi emendamenti a domani, opzione che è stata respinta da Donato Bruno, Fi, e da Roberto Calderoli, Lega. Restano quindi fissati per mercoledì 10 la scadenza degli emendamenti e giovedì 11 quella dei subemendamenti.Gal

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