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Mercoledì 3 dicembre 2014 - 17:14

Camera pronta a riaffittare uno dei palazzi Marini, M5s dice no

Ultima offerta a Scarpellini: affitto breve e stop a ogni causa
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Roma, 3 dic. (askanews) – La Camera è pronta a riaffittare a tempo uno dei tre palazzi Marini di proprietà dell’imprenditore Sergio Scarpellini, che a seguito della disdetta ricevuta lo scorso anno da Montecitorio ha avviato le procedure di licenziamento per oltre 350 lavoratori della società Milano 90, addetta ai servizi per gli onorevoli nei palazzi Marini.

L’Ufficio di presidenza della Camera, con il voto contrario dei due rappresentanti grillini che definiscono “inaccettabile pagare denaro pubblico a un imprenditore acccusato di evasione fiscale – assente il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio – ha dato il suo ok alla proposta dei Questori di un nuovo affitto a tempo limitato del più piccolo dei tre palazzi Marini, quello che ospita la mensa.

La Camera ha collegato la possibilità di nuovo accordo a tre condizioni non più trattabili: una spesa non superiore a 10 milioni a fronte dei 37 spesi per ora per quegli affitti, il diritto di recesso per la Camera in ogni momento (in pratica la Camera interromperà il contratto quando l’Agenzia dei Demanio avrà assegnato nuovi uffici ai deputati ospitati a palazzo Marini), il valore totalmente transattivo del nuovo accordo rispetto a tutte le cause annunciate da Scarpellini per le disdette ricevute. Starà ora a Scarpellini accettare o meno la nuova offerta di Montecitorio. La trattativa potrà durare poche settimane: a fine anno i contratti saranno definitivamente risolti e a metà gennaio scade il termine per la mobilità del personale.

La Camera lega infatti la possibilità di nuovo contratto di affitto limitato a “garanzie per l’occupazione”. Da questo punto di vista Montecitorio impegna Scarpellini in caso di nuovo contratto e assicura “punteggi maggiori alle imprese che assumessero lavoratori licenziati di Milano 90” nelle gare che saranno fatte per assegnare i servizi per i nuovi uffici dei deputati. Ma è consapevole che in questo modo potrà aiutare soltanto una ventina dei 350 lavoratori a rischio disoccupazione. Pertanto, per bocca del Questore Fi Gregorio Fontana lancia un appello a “anche a tutte le altre istituzioni affinchè la vertenza dei lavoratori di Milano 90 sia trattatata con la sensibilità finora mancata verso una vertenza nazionale che è per numero di lavoratori è la terza in Italia, dopo Meridiana e Acciaierie di Terni”.

(segue)

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