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Lunedì 12 maggio 2014 - 20:45

Amnesty: ”Una crisi globale”, parte Campagna ”Stop alla tortura”

(ASCA) – Roma, 12 mag 2014 – ”La vietano per legge, lafacilitano nella pratica. Ecco la doppia faccia dei governiquando si tratta della tortura”. E’ il J’accuse di AmnestyInternational che ha lanciato oggi la Campagna ‘Stop allatortura’, ricordando come ha sottolineato Antonio Marchesi,presidente di Amnesty International Italia, che ”Non solo latortura e’ viva e vegeta, ma il suo uso sta aumentando inmolte parti del mondo poiche’ sempre piu’ governi tendono agiustificarla in nome della sicurezza nazionale, erodendocosi’ i progressi fatti negli ultimi 30 anni”.

”A partire dal 1984, la Convenzione contro la tortura e’stata ratificata da 155 paesi. Amnesty International hasvolto ricerche su 142 di essi, giungendo alla conclusioneche nel 2014 la tortura viene praticata ancora da 79 paesi.

Negli ultimi cinque anni, Amnesty International ha registratocasi di tortura o di altri maltrattamenti in 141 paesi ma,dato il contesto di segretezza nel quale la tortura vienepraticata, e’ probabile che il numero effettivo sia piu’alto”, ha sottolineato Gianni Rufini, direttore generale diAmnesty International Italia. In alcuni di questi paesi la tortura e’ sistematica, in altrie’ un fenomeno isolato ed eccezionale. Ma, sottolineal’organizzazione per i diritti umani, anche un solo caso ditortura e’ completamente inaccettabile. Nel rapporto della campagna globale ”Stop alla tortura”,intitolato ”La tortura oggi: 30 anni di impegni nonmantenuti”, e’ riportato un lungo elenco di metodi ditortura usati contro presunti criminali comuni, individuisospettati di costituire una minaccia alla sicurezzanazionale, dissidenti, rivali politici e altre personeancora: dall’obbligo di rimanere in posizioni dolorose allaprivazione del sonno, dalle scariche elettriche ai genitaliallo stupro. Prima del lancio della campagna, Amnesty International hacommissionato un sondaggio all’istituto di ricerche GlobeScanper conoscere l’attitudine dell’opinione pubblica rispettoalla tortura in 21 paesi del mondo. Il risultato allarmantee’ che il 44 per cento del campione pensa che, se fossearrestato nel suo paese, rischierebbe di essere torturato.

L’82 per cento ritiene che dovrebbero esserci leggirigorose contro la tortura ma piu’ di un terzo (il 36 percento) crede che la tortura potrebbe essere giustificata indeterminate circostanze. ”I risultati sono sorprendenti: quasi la meta’ dellepersone che abbiamo contattato si sente vulnerabile rispettoalla tortura. La vasta maggioranza ritiene che dovrebberoesserci norme chiare contro la tortura ma piu’ di un terzoancora pensa che in certi casi la tortura possa essereusata.

Complessivamente, abbiamo riscontrato un forte sostegnoglobale in favore di azioni che prevengano la tortura”, hadichiarato Caroline Holme, direttrice di GlobeScan. Nei paesi che hanno preso sul serio gli impegni assunticon la ratifica della Convenzione contro la tortura, questae’ diminuita grazie all’introduzione di un reato specificonelle leggi nazionali, all’apertura dei centri di detenzionea organismi indipendenti di monitoraggio e alla registrazionevideo degli interrogatori. Amnesty International chiede ai governi di ”introdurre eapplicare garanzie di protezione per prevenire e punire latortura, come esami medici adeguati, immediato accesso agliavvocati, visite di organismi indipendenti nei centri didetenzione, indagini efficaci e indipendenti sulle denunce,procedimenti nei confronti dei presunti responsabili eadeguata riparazione per le vittime”. red/mpd

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