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Venerdì 2 maggio 2014 - 13:40

Riforme: col nuovo Senato rischio per sistema garanzie

+++Tonini (Pd): evitare di consegnare le istituzioni ad unamaggioranza di governo+++. di Angelo Mina.

(ASCA) – Roma, 2 mag 2014 – Il braccio di ferro tra Senatoelettivo e Senato con elezione di secondo grado, oltre adattirare l’attenzione su un dualismo vissuto dai cittadini (odagli spettatori?), ha tenuto in ombra un tema molto delicatoper la qualita’ democratica del nostro apparatoistituzionale: quello del sistema delle garanzie. Detto cosi’, a molti potra’ sembrare una cosa da poco. Inrealta’ e’ uno dei problemi piu’ complessi che da solipossono alterare, nel bene e nel male, un ordinamentogiuridico e la tenuta della ingegneria istituzionale. Il caso non e’ certo nuovo. In modo macroscopico, rispettoad oggi e al Senato delle autonomie, lo si e’ avuto neglianni recenti quando si e’ deciso di passare da un sistemaelettorale proporzionale ad uno maggioritario come per ilMattarellum, anche se corretto da una quota proporzionale. Ilguaio non era il maggioritario in se’ quanto averlo adottatoe calato in un sistema istituzionale tutto tarato sulproporzionale. Il risultato fu di mettere a disposizione diuna maggioranza politica, quindi di una sola parte, imeccanismi di garanzia del sistema, che vale la pena diricordare si chiamano Consiglio superiore della magistratura,Corte costituzionale, Corte dei conti, presidente dellaRepubblica e tutte le autorita’ di garanzia e di controllo.

Tutto questo per il solo fatto che con il maggioritario (perfortuna frenato da un 25% di proporzionale) le maggioranzequalificate previste erano facilmente raggiungibili da unasola parte politica a differenza dal passato. Quella fu una situazione macroscopica che mise addiritturaa rischio la stessa Costituzione, ma oggi un fenomeno dellastessa natura anche se piu’ in piccolo si puo’ annidare nellariforma del Senato. A dare l’allarme su questo rischio e’ soprattutto GiorgioTonini, vicepresidente dei senatori Pd, che in modo coloritoha richiamato l’attenzione dicendo: ”Nel confronto sullariforma del Senato dobbiamo evitare di concentrarci sul ditoperdendo di vista la Luna: di dibattere cioe’ sulle modalita’di elezione dei senatori, invece di affrontare i temi apertie complessi delle garanzie e del federalismo”. ”Il problema vero, posto anche dai firmatari del ddlChiti, -dice Tonini- e’ quello dell’impatto della riforma delParlamento sulle procedure di elezione delle istituzioni digaranzia, a cominciare dal presidente della Repubblica edalla Corte costituzionale”. ”E’ unapreoccupazione-aggiunge- a cui si deve dare necessariamenteuna risposta, mentre sarebbe un errore concentrarsi sulrimedio, a mio avviso sbagliato, proposto dai colleghi:quello di mantenere una qualche forma di elezione diretta deisenatori”. Quello che si deve evitare, spiega Tonini, e’ il ”rischiodi consegnare alla maggioranza politica espressa col sistemamaggioritario alla Camera dei deputati non solo, come e’giusto, il diritto-dovere di governare, ma anche ladisponibilita’ delle istituzioni di garanzia. Dunque-prosegue Tonini- e’ necessario introdurre nella proposta delgoverno i necessari correttivi: ad esempio, sul modellotedesco, l’integrazione dei grandi elettori del Capo delloStato, deputati e senatori, con una consistente quota didelegati, regionali, e non solo”. ”Concentrarsi su questitemi, come per altri versi, in dialogo con le Regioni, sullariforma del titolo V credo che aiuterebbe molto -sottolineaTonini- a migliorare davvero il testo, sgomberando il campoda tutte le false soluzioni, piu’ o meno strumentali, sullaquestione della elezione dei senatori, che comunque deverestare indiretta ed espressione del sistema delle autonomieregionali e locali. Tornare ai senatori a tempo pieno, elettidirettamente, -conclude Tonini- significherebbe infattimantenere l’attuale bicameralismo perfetto”. min/vlm

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