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Giovedì 2 gennaio 2014 - 10:01

Ue/elezioni: Daul (Ppe), ora il programma. A marzo candidato presidente

(ASCA) – Bruxelles, 2 gen 2014 – Il Partito Popolare Europeo (Ppe) ha responsabilita’ politiche da doversi assumere e impegni da dover portare a termine, e la campagna elettorale non puo’ che tenere conto di tutto questo. Partito di maggioranza relativa nel Parlamento Europeo, il Ppe, sin qui, non ha ancora designato una proprio candidato alla guida della Commissione Europea nel dopo Barroso. Il presidente del Ppe, Joseph Daul, non appare preoccupato.. Come spiega all’ASCA, il candidato da presentare alle elezioni arrivera’ nei tempi opportuni. ”Nomineremo il nostro candidato in occasione del nostro congresso di Dublino, il 6 e 7 marzo. Riteniamo che tre mesi siano piu’ che sufficienti per condurre la nostra campagna elettorale”. Per il momento il Ppe si concentrera’ sull’agenda politica europea. ”Attualmente il Ppe e’ alla testa della Commissione, ha il maggior numero di capi di Stato e di governo all’interno del Consiglio e ha il piu’ grande gruppo in Parlamento. Abbiamo ‘de facto’ un partito di governo a livello europeo, e abbiamo la responsabilita’ di portare a termine il nostro lavoro”. Si tratta di ”poter essere certi di aver lasciato la crisi alle proprie spalle”. Avanti con il programma di governo e solo dopo avanti con il programma elettorale: questa la linea del Ppe. Ma mentre il Partito popolare (che accoglieva il Pdl e che ora ospita Forza Italia e Nuovo centrodestra) governa, gli altri partiti si organizzano e preparano le elezioni di maggio (22-25). Ciascuno ha il proprio candidato o la propria rosa di potenziali candidati, mentre il Ppe – tra tante voci e altrettanti nomi – ancora non ha personalita’ da poter presentare agli elettori. Negli ambienti comunitari circolano, e anche con una certa insistenza, le ipotesi di Michel Barnier (attuale commissario europeo per il Mercato interno), Enda Kenny (attuale primo ministro irlandese), Jean-Claude Juncker (ex presidente dell’Eurogruppo ed ex premier lussemburghese), ma nessuno si e’ presentato ufficialmente. ”Le candidature saranno presentate tra il 13 febbraio e il 5 marzo”, tranquillizza Daul. Fino a quel momento ”non voglio fare congetture”. Chiarimenti, pero’, per il presidente del Ppe si rendono necessari, soprattutto per quanti ritengono che Barnier possa essere un candidato debole per via dell’appartenenza ad un esecutivo comunitario visto come l’espressione dell’austerita’. ”Dobbiamo ricordare che le riforme nei paesi sotto programma stanno producendo risultati”, e questo farebbe di Barnier un candidato con le carte in regole. Il programma elettorale, quello invece c’e’. A dire il vero, precisa Daul, ”lo stiamo scrivendo in consultazione con i nostri partiti membri”, ma le priorita’ sono gia’ definite. ”Vogliamo difendere l’economia sociale di mercato con strumenti di crescita responsabili e intelligenti, vogliamo garantire sicurezza a tutti i cittadini europei attraverso un’azione ad ampio raggio che va dalla lotta al crimine organizzato alla sicurezza alimentare, alla protezione dei diritti intellettuali”. Ancora, prosegue il presidente del Ppe, ”intendiamo accrescere la dimensione dell’Europa sullo scenario internazionale”. Questa sara’ la base del Ppe per spiegare l’Europa che c’e’ oggi e l’Europa che intende plasmare. Lo strumento, rileva Daul, per contrastare l’avanzata degli euroscettici. ”Dobbiamo dire che loro evidenziano sempre i problemi e offrono soluzione superficiali”, come nel caso dell’abbandono della moneta unica. ”Sono sorpreso che non spieghino ai cittadini quanto costerebbe uscire dall’euro e quanto sarebbe devastante per l’economia”. Nel programma del Ppe probabilmente non ci sara’ la visione che Daul ha dell’Europa, ma nella nuova Unione europea che il presidente dei Popolari immagina c’e’ un cambiamento politico notevole. ”Personalmente credo che il presidente della Commissione europea debba essere eletto direttamente dal popolo”, e non in modo indiretto come avviene quest’anno per la prima volta nella storia dell’Ue. Eleggendo direttamente il presidente della Commissione si eliminerebbe il rischio di conflitto inter-istituzionale, dato che il Consiglio non e’ tenuto a considerare i risultati delle elezioni e presentare un proprio candidato qualora il vincitore delle elezioni non fosse gradito agli Stati membri. bne/sat/alf

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