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Giovedì 21 novembre 2013 - 17:42

Jfk: ‘Da Roma a Dallas’, volume Anci-Ifel racconta viaggio in Italia

(ASCA) – Roma, 21 nov – Come ha fatto il mito di JohnFitzgerald Kennedy a tramandarsi, intatto e in tutto ilmondo, dai giorni della guerra fredda e del Vietnam fino aoggi? E da dove deriva l’impronta di emotivita’ che iltrentacinquesimo presidente degli Stati Uniti e’ riuscito alasciare anche tra gli italiani? Nei giorni del cinquantesimoanniversario dell’assassinio di Jfk, una pubblicazione delCentro di documentazione e studi dei Comuni Italiani(Anci-Ifel) e dalla Fondazione Italia-Usa fornisce unarisposta plastica e documentata a questi ed altriinterrogativi. ”’John Fitzgerald Kennedy e l’Italia – Da Roma a Dallas”,un volume realizzato con la collaborazione di Seat PagineGialle Italia, ripercorre attraverso immagini e testimonianzeil viaggio nel Bel Paese del Presidente Kennedy, nel lugliodel 1963, a pochi mesi dalla sua morte. Evidenziando in modoparticolare l’accoglienza che i Comuni e le comunita’riservarono al massimo rappresentante degli Stati Uniti. E’il segretario generale dell’Anci, Veronica Nicotra, asottolineare proprio ”l’importanza del viaggio di Kennedy inItalia e degli incontri con i sindaci e gli esponentipolitici dell’epoca”. E se ancora oggi quel ricordo e’ vivo tra gli italiani, ”e’perche’ Jfk ha rappresentato tutto cio’ che di positivoapparteneva per noi agli Stati Uniti – afferma il segretariogenerale dell’Ifel, Pierciro Galeone – ovvero l’idea digioventu’, di un Paese idealista, capace di cambiare einnovare. Kennedy rappresentava l’idea della difesa dellaliberta’ e della democrazia, l’idea del diritto al futuro”.

Galeone ricorda il legame che il Presidente dimostro’ conl’Italia, parlando di quando all’allora sindaco di RomaKennedy ricordo’ di ”rappresentare piu’ italiani di quantine contasse la Capitale”. Ma il mito di Kennedy rivive anche grazie a chi allora c’era,come lo storico ex direttore dell’Ansa Sergio Lepri, e graziealla passione di chi, attento studioso di storiacontemporanea come il presidente della Fondazione Italia-UsaLucio D’Ubaldo, ha fortemente voluto ricordare il valoredella visita in Italia di Kennedy: ”Quella visita lascio’ unsegno profondo nella nostra comunita’ – spiega D’Ubaldo – elo dimostra lo straordinario tributo d’affetto che la citta’di Napoli riservo’ a Jfk, l’accoglienza di Roma e, non inminor misura, la reazione degli italiani alla notizia del suoassassinio: a Torino in quei giorni c’era il circo americano,e i torinesi andarono a incontrare gli artisti Usa per unirsial loro dolore. A Trieste venne sospeso il consiglio comunalee a Catania, dove si trovava in visita Igor Stravinskij, ilgrande musicista dono’ ai cittadini una messa di requiem insuo onore”. Nasce anche da qui quella che D’Ubaldo chiamauna ”generalizzata e diffusa sensazione di partecipazionecollettiva al cordoglio americano”, che si e’ trasformata inun dato di fatto: ”Secondo una ricerca condotta dalprofessor Enzo Caffarelli – ricorda infatti D’Ubaldo – quellodi John Fitzgerald Kennedy e’ l’odonimo straniero piu’utilizzato in Italia, ovvero il nome straniero in assolutopiu’ diffuso con cui i Comuni italiani hanno voluto chiamarele loro vie e le loro piazze”. D’altronde, ricorda ancora D’Ubaldo, ”il rapporto di Jfk conl’Italia non e’ tenue, ne’ stretto nella camicia di forzadella diplomazia internazionale. Kennedy, ad esempio,incontro’ Fanfani e gli rivelo di aver letto il suo librosull’origine del capitalismo, nel quale dimostrava che lateoria di Max Weber a riguardo era erronea: il capitalismonon nasceva in modo naturale all’interno delle culturecalviniste o protestanti. Diceva anfani, ma piuttostonell’Italia dello spirito francescano e del credito senzausura”. E’ infine Sergio Lepri, coetaneo di Jfk, a riportare alpurezza di quel mito, raccontando di ”aver avuto ilprivilegio di godere di un’esperienza unica nella storiadell’umanita’, gioendo e soffrendo insieme a milioni emilioni di uomini e donne di tutte la parti della Terra einseguendo il sogno di un mondo senza guerra, personificatoda un uomo sul quale si proiettavano le speranze e le attesedi tutto il mondo: speranze di pace e attese di giustizia.

Questo per me era Kennedy”. res/rus

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