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Mercoledì 20 novembre 2013 - 19:05

Ilva: Nichi Vendola a Ronchi, disponibile a confronto tecnico

(ASCA) – Roma, 20 nov – ”L’on. Ronchi (ora subcommissariodell’ILVA) sostiene che e’ stato il ‘suo’ d.lgs. 372/1999 afissare il limite di emissione delle diossine a 0,1nanogrammi per normalmetrocubo (ng/nmc teq) per i grandiimpianti industriali, come l’ILVA. Non siamo d’accordo conquesta interpretazione”. E’ quanto dichiara il Presidentedella Regione Puglia Nichi Vendola in risposta ad una nota diEdo Ronchi, attuale subcommissario dell’Ilva, in merito adalcune affermazioni contenute nella relazione ”La battagliadell’Ilva” presentata ieri in Consiglio regionale dalPresidente Vendola. ”Le osservazioni tecniche contenute nella Relazionepresentata ieri in Consiglio Regionale non volevanosviluppare polemiche retrospettive – afferma Vendola – , maricostruire una dinamica legislativa e regolamentare chechiunque – con un po’ di pazienza – potrebbe ricavare su unqualsiasi manuale di diritto ambientale”.

E spiega: ”In realta’ il d.lgs 372/1999, recependo lanormativa comunitaria in materia di AIA, all’art. 3, comma 2,disponeva che gli impianti esistenti si sarebbero dovutisottoporre ad AIA recependo le migliori tecniche disponibili(le BAT). Era compito dei Ministeri competenti di definireLinee Guida contenenti le BAT. Fermo restando quindi che lanorma Ronchi non prevedeva alcun limite di emissione, essaobbligava i Ministeri ad una attivita’ preliminare. IlGoverno invece di svolgere tale attivita’, nel 2005 con unsuccessivo D.Lgs. (il 59/2005) abrogava il 372/1999. E semprenel 2005 finalmente predisponeva le Linee Guida cheprevedevano per le emissioni il raggiungimento in condizioninormali di una concentrazione di diossine uguale o inferiorea 0,5 ngTEQ/Nmc. Si sottolinea 0,5 e non 0,1 e comunqueapplicabile solo attraverso una AIA. Ma all’epoca l’ILVA nonaveva l’AIA ed anzi le cose andavano per le lunghe.Per questosi spiega come per la Regione Puglia divento’ fondamentaleintervenire direttamente con la famosa Legge Regionaleanti-diossine.

E’ stato quindi per merito della Legge Regionale cheall’appuntamento AIA del 2011 l’ILVA sia arrivata con unimpianto di agglomerazione con limiti emissivi su standardaccettabili. Se non ci fosse stata la legge antidiossine, sisarebbe partiti da un potenziale 10.000 ng/nmc per arrivarechissa’ quando agli obiettivi.

Questo e’ il diritto. E la Regione e’ ovviamente sempre disponibile ad unconfronto tecnico con il subcommissario Ronchi, quando lovorra”’. ”E’ chiaro tuttavia – prosegue Vendola – che se fossegiusta l’osservazione dell’on. Ronchi non si capisce come maiil Ministero dal 1999 ha consentito all’ILVA e a tutte legrandi aziende industriali di superare il limite di 0,1ng/nmc.

Ma alla comunita’ pugliese e tarantina interessano anche ipropositi che emergono dalle tesi di diritto, anche quandoesse sono opinabili.

Siccome il subcommissario sostiene che ‘le BAT consentivano econsentono di arrivare a 0,1 ng/nmc’, ci aspettiamo che ilsubcommissario (che rappresenta lo Stato nella gestioneambientale dello stabilimento) presenti immediatamente alMinistero una variazione migliorativa dell’AIA per scenderedal valore previsto nell’AIA Clini di 0,3 ng/nmc a quello dalui indicato come standard raggiungibile di 0,1 ng/nmc.

In ogni caso, sara’ cura della Regione Puglia di segnalaretale osservazione e sostenere questa tesi – pure se formulataa mezzo stampa – al Ministero dell’Ambiente ed al Comitato diEsperti in vista dell’approvazione del Piano delle Misure.

Una volta tanto saremmo d’accordo nell’interesse dei pugliesie della loro salute”.

com-mpd

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