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Venerdì 15 novembre 2013 - 20:22

Scelta civica: scissione dell’ala popolare. Fine dell’unione con l’Udc

(ASCA) – Roma, 15 nov – Nel quadro politico italiano infibrillazione, Scelta civica e’ il primo dei partiti cheimbocca la via della chiarezza e da oggi sancisce lascissione dell’ala popolare del partito. Ala che, insiemeall’Udc, guarda ora a una nuova formazione dei moderati,pronti ad accogliere l’area alfaniana del Pdl (su cui pero’si avranno maggiori lumi dopo il Consiglio nazionale didomani), ma senza distogliere l’attenzione neppure da alcunefrange di popolari di area Pd (su cui fara’ maggiorechiarezza probabilmente il Congresso democratico dell’8dicembre).

Un partito, Scelta civica, che per dirla con ilpresidente, Alberto Bombassei, ritrova la sua piena autonomiaed anche il ”progetto per l’Italia” che aveva disegnato ilpadre nobile e fondatore, Mario Monti, il cui rientro nelpartito, dopo le sue repentine e recenti dimissioni dapresidente in forte polemica con i popolari e con Casini,sara’ annununciato a breve, nell’ambito della due giornidell’assemblea del partito. Monti tornera’ come presidenteonorario, mentre sara’ compito dell’Assemblea di Sceltacivica nominare il nuovo organigramma: segretario, presidentee capigruppo.

Il chiarimento in casa Sc e’ maturato tutto sommato intempi brevi, e in tempi brevi si e’ sancita anche laconclusione di un esperimento nato in vista delle elezionidel febbraio scorso, con la presentazione ufficiale delpartito ad inizio gennaio di quest’anno, neanche due mesiprima della controprova delle urne.

Ora le due ‘anime’ di Sc, quella montiana e quella che facapo a Mario Mauro, dopo aver trovato conveniente unmatrimonio con l’Udc e Fli a fini elettorali, per assicurarsila sopravvivenza in Parlamento, verificano la loroincompatibilita’ e scelgono il divorzio.

Un atto di divorzio per cui ha poco senso cercare dicapire se e’ consensuale o meno. Ha poco interesse capirecioe’ se ad andarsene sbattendo la porta sono i popolari,sull’onda del regolamento messo secondo loro ‘a sorpresa’ aivoti ad inizio assemblea (prevalentemente montiana) dallapresidenza che introduce l’istituto delle deleghe. Oppure sesono stati i montiani a confezionare la polpetta avvelenataper allontanare definitivamente gli altri.

Il dato politico e’ che questa unione non ha retto laprova dei fatti e dopo appena un’estate ha imboccato stradediversificate.

La scommessa ora e’ capire dove porteranno queste strade.

Se il partito dei montiani si accontentera’ di issare ilvessillo liberale, guardando a consolidare un nucleo con gliapporti degli scontenti delle altre formazioni in fermento, orilanciando il progetto di una forza laica, riformatrice emoderata ad ampio spettro. Se i popolari riusciranno nellacomposizione del puzzle politico inclusivo delle forzemoderate intorno all’Udc (o insieme ad esso), ‘ne’ di destrane’ di sinistra’, forte dell’apporto dell’area alfaniana delPdl ma anche degli ex Margherita scontenti a vario titolo delPd, o se questa ambiziosa visione di riedizione dellademocrazia cristiana in veste moderna si ridurra’progressivamente a una modesta riproposizione dell’Udc.

Per avere piu’ chiaro il quadro occorrera’ dunqueattendere l’evoluzione dei prossimi giorni degli assettipolitici, piu’ che partitici del nostro Paese.

Intanto, tornando in casa Sc, il capogruppo alla Camera,Lorenzo Dellai, ha convocato una riunione di gruppo permartedi’ prossimo per decidere il da farsi. A Montecitorio lacomponente dei montiani e’ maggioritaria, ma i popolari sonopronti a dare battaglia per evitare la sfiducia al capogruppoloro espressione e sono pronti a scommettere che alla provadei fatti la sfiducia non sara’ scontata. Al Senato, dove gliequilibri tra le forze sono opposti, con la maggioranza inmano ai popolari e dove da pochi giorni e’ stato eletto LucioRomano capogruppo dopo le dimissioni di Gianluca Susta, sonoi montiani a dover dire che cosa vorranno fare. Intantostanno gia’ sondando la possibilita’ di formare un gruppo ase’ stante. Dopo aver verificato la possibilita’ di unirsialle Autonomie o la via della deroga dei 10 senatori comenumero minimo per un gruppo distinto (entrambe sembra conesito non positivo), si sta guardando alla possibilita’ ditrovare il sostegno da altri partiti che possano ‘prestare’un paio di senatori ai montiani per arrivare a ‘quota 10’.

njb/vlm

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