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Mercoledì 13 novembre 2013 - 17:35

Legge elettorale: dopo la bocciatura di ieri si studia un compromesso

di Angelo Mina.

(ASCA) – Roma, 13 nov – L’odissea della riforma elettoraleieri ha registrato -o meglio subito- un nuovo capitolo con labocciatura al Senato dell’odg di Pd, Sel e Scelta civica,favorevole all’adozione di un sistema elettorale a doppioturno. Bocciatura a cui e’ seguito il rinvio di almeno diecigiorni della ripresa dell’argomento nella Commissione Affaricostituzionali. E guarda che coincidenza alla vigilia dellapronuncia in materia della Corte Costituzionale che decidera’sulla ammissibilita’ o meno del ricorso contro il ‘Porcellum’da parte della Cassazione. Apparentemente si tratterebbe di un nuovo confronto trasostenitori del doppio turno e quelli del turno unico. Dettocosi’ potrebbe sembrare che si sia di fronte ad una delicata(quanto noiosissima) disputa giuridico istituzionale a suondi citazioni tecniche con articoli, commi ed emendamentiappassionatamente volti a favorire la partecipazioneresponsabile dei cittadini alle scelte politiche. In sostanzaa regolare in meglio la partecipazione democratica. Ma stanno veramente cosi’ le cose? Qualche dubbio c’e’.

Anzitutto va detto che molti veramente pensano e si battonoper una migliore qualita’ della democrazia e dellapartecipazione civile alla politica all’insegna di un’eticadella reponsabilita’. Ma non tutto e’ cosi’. Molti indizi portano a sospettareche la vera disputa non sia sulla scelta dei modellielettorali e di conseguenza dei modelli di governo, che puresarebbero accettati, ma sulla loro gestione. In parole poverenei partiti -tutti i partiti perche’ la malattia e’trasversale- c’e’ una radicata e larga convinzione cheaffidare la scelta della maggioranza politica e quindi delgoverno agli elettori corrisponda piu’ o meno ad un giocod’azzardo e che e’ meglio, pur coinvolgendo i cittadini,puntare sulla razionalita’, sull’esperienza consolidata esulla responsabilita’ dei partiti (e delle loro oligarchie).

Con questo si profila la prima fondamentale e veradifferenza tra i modelli elettorali: da una parte quelli chefavoriscono la scelta della maggioranza di governo da partedei cittadini, la sera stessa del giorno del voto. Dall’altraquelli che la maggioranza di governo l’affidano per cosi’dire al ”giorno dopo”, alle trattative dei partiti. Va sottolineato che fin qui non c’e’ nulla di illecito o diillegittimo, ambedue i casi sono democratici anche se ilgrado di democrazia e’ diverso tra loro. Nessuno puo’ direche il proporzionale della prima Repubblica era un male e cheil bene ha trionfato solo col maggioritario (misto) delMattarellum della nascente seconda Repubblica. Le cosecambiano pero’ se si prende in considerazione la volonta’ deipartiti -piu’ precisamente delle oligarchie dei partiti- ditenere ben stretto nelle loro mani il controllo dellagestione della macchina elettorale e di quella politica. Dal punto di vista della gestione, la differenza dunque none’ piu’ tanto tra i diversi modelli elettorali (francese,tedesco, inglese, spagnolo, ungherese…) ma ”chi” sceglierealmente la maggioranza e il governo. Siccome questidiscorsi non sono astratti perche’ toccano nel vivo la carnedel potere, va ricordato qual e’ il quadro politico cheabbiamo di fronte. Il bipolarismo degli ultimi anni, quellodi Berlusconi e dei suoi avversari, succeduto a quellostorico della guerra fredda tra Dc e suoi alleati e il Pci,si sta esaurendo. Il quadro politico ora e’ tripolare (se non tre e mezzo) edunque l’orientamento dell’elettorato non e’ piu’sufficiente. Non basta piu’ il Porcellum che peraltro e’sotto sospetto di incostituzionalita’: e allora quale altrosistema puo’ ”bastare”? La soluzione (se si vuole unnamaggioranza la sera stessa del voto) in queste condizioni nonla puo’ dare il ritorno al Mattarellum col suo 75% dimaggioritario e 25% di proporzionale che in realta’ arriva al35-40 grazie al meccanismo dello scorporo e delle listecivetta. Non basterebbe il maggioritario all’inglese che nonfunziona piu’ neanche in patria. Non funzionerebbe il tedescoche infatti in Germania sta approdando regolarmente allagrosse coalition con una Merkel vincitrice ma che da un mesee’ in trattative per formare il nuovo governo. Funzionerebbelo spagnolo? Sistema proporzionale con liste cortissime ecollegi molto piccoli e senza presa in considerazione degliscarti, che non da una maggioranza assoluta ma relativa,anche se alta, ma che obbliga il vincitore a governare solocon un accordo con i partiti regionali. Resta il doppio turno, ma un indirizzo in questo senso e’stato bocciato ieri in Commissione dalla convergenza tra ilcentrodestra e Movimento Cinque Stelle. C’e’ la possibilita’ di un doppio turno di coalizione, mase individua una maggioranza non e’ pero’ in grado digarantire la governabilita’ vista la nostrana propensionealla litigiosita’, al defilamento e al cambio di casacca: inparole povere una coalizione vincente non e’ detto cherimanga coesa al governo. La stessa malattia si avrebbe colMattarellum perche’ per vincere obbliga i partiti maggiorialla desistenza con i piu’ piccoli, quelli che il professoreSartori aveva bollato come i ”nanetti”, tanto piccoliquanto tanto famelici. Una via realistica ci sarebbe, quella proposta dalprofessore D’Alimonte che propone un secondo turno con unballottaggio solo tra le prime due liste. E’ un sistemasemplice che permette la ”pesatura” proporzionale al primoturno con la possibilita’ di apparentarsi al secondo turno.

E’ un sistema cosiddetto di majority assuring, ovvero cheassicura sempre e comunque una maggioranza. Ma forse e’proprio questo che le vecchie oligarchie dei partiti temono enon vogliono. E’ un sistema che puo’ anche arrestarsi alprimo turno se una forza politica arriva alla soglia del40-45per cento dei consensi, con un premio che la porta al55% dei deputati (o senatori).

Altrimenti si va al ballottaggio. min/sat/

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