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Lunedì 4 novembre 2013 - 19:38

Riforme: al passo, quasi ferme. Rischio illusione dalla legge elettorale

di Angelo Mina.

(ASCA) – Roma, 4 nov – La questione delle riformeistituzionali e quella della legge elettorale e’ una”cruciale sfida” che l’Italia si trova ad affrontare inquesta fase. E’ dalla soluzione che verra’ data a questasfida che dipende il futuro dell’Italia e degli italiani.

Sono i pensieri e le preoccupazioni che sono statiautorevolmente espressi dal Presidente della RepubblicaGiorgio Napolitano il 14 giugno scorso quando ha parlatoall’assemblea nazionale dei prefetti. ”La sfida – ha spiegato il Presidente – e’ quella delrilancio, su basi rinnovate, dello sviluppo nazionale nelcontesto europeo, ed e’ quello del cambiamento istituzionalenel senso piu’ ampio dell’espressione. Nel senso piu’ ampio,perche’ occorre procedere certamente anche a revisionicostituzionali, ma egualmente a revisioni e riforme sul pianodella legislazione ordinaria, degli assetti amministrativi,del modus operandi delle istituzioni rappresentative e degliapparati dello Stato, nonche’ delle regole che presiedono airapporti tra le parti sociali”.

L’obiettivo indicato e’ quello della modernizzazione delPaese che si deve basare su tre fondamenti: il rinnovamentoistituzionale, il rinnovamento politico e un rinnovamentomorale.

E’ quanto ha ispirato la decisione parlamentare egovernativa di affrontare nuovamente il problema delleriforme istituzionali dopo i fallimenti decennali deiprecedenti tentativi, dalla Commissione Bozzi, incaricata dimettere a fuoco i punti da affrontare, alla bicamerale diD’Alema, poi di De Mita e Nilde Iotti. Solo la riforma deltitolo V della Costituzione e’ arrivata in porto, anche semolto avventurosamente. Un ulteriore tentativo a guida Pdl e’poi naufragato in un referendum che lo ha bocciato.

Oggi e’ possibile riprendere il cammino della granderiforma? Possibile lo e’ certamente, quello che e’ daverificare e’ la volonta’ politica di farlo. Se esiste,cioe’, l’interesse e soprattutto la cultura, anche in terminidi semplice comprensione della posta in gioco.

Una dose non piccola di buona volonta’ e’ venuta dalgoverno con la decisione di dare vita ad una commissione diSaggi, 42 in totale, incaricati di semplificare il lavoro alParlamento con una fase istruttoria. Questa fase si e’conclusa con la stesura di un documento finale che indica ipunti da affrontare, parlamento, forma di governo e leggeelettorale e le possibili soluzioni da adottare. Un documentoaperto, quindi, che e’ stato consegnato dai Saggi al Governoil 7 settembre e consegnato al Parlamento il 15 ottobre.

La grande riforma, come ha spiegato Napolitano, e’ ilpassaggio obbligato e necessario per la modernizzazione delPaese. Piu’ semplicemente e’ quella via alla governabilita’ ealla stabilita’ invocata da tempo dai cittadini e”sollecitata” anche dalla Ue per affrontare la nostracronica fragilita’ che non ci rende affidabili agli occhiinternazionali, in particolare di chi potrebbe esseredisposto a investimenti economici anche ingenti nel nostroPaese.

Dopo la Commissione dei Saggi la parola deve passare alComitato per le riforme che costituito nell’ambito delleCommissioni parlamentari degli Affari costituzionali diCamera e Senato con legge costituzionale. La novita’ dimaggior rilievo e’ una variante dell’articolo 138 dellaCostituzione, quello che regola la procedura di modifica.

Essendo legge costituzionale c’e’ bisogno di una dupliceapprovazione da parte delle due camere con quattro votazioniche ottengano i due terzi dei consensi per evitare il ricorsoal referendum. Alle quattro letture (che hanno tutteregistrato i due terzi, anche se l’ultima al Senato per solo4 voti) ne manca una alla Camera che dovrebbe dare il vialibera ai lavori veri e propri di ”costruzione” del testodella grande riforma. Se le procedure parlamentari sono state rallentate dallalegge di Stabilita’ (la vecchia finanziaria) che gode di unacorsia preferenziale, si puo’ parlare addirittura di pausa senon di stallo a livello politico il cui quadro in questomomento non e’ dei piu’ favorevoli a grandi scelte come lafine del bicameralismo perfetto, la forma di governo(premierato o semipresidenzialismo) e – punto piu’ sensibile- la legge elettorale. Va ricordato che la conclusione dellariforma costituzionale, a differenza della proceduradell’art. 138 che il referendum lo prevede come eventuale senon si raggiungono i due terzi dei consensi, per questariforme impone comunque un referendum confermativo da partedei cittadini. Tutti sembrano (a parole) concordi a sopprimere ilPorcellum, anche perche’ la Corte Costituzionale all’iniziodi dicembre potrebbe farla cadere in parte, ma nei fattitutto appare fermo. Tutti sanno che una legge elettoraledovrebbe essere di supporto alla forma di governo, ma moltiatteggiamenti e prese di posizione fanno sospettare che sipunti solo ad una riforma della legge elettorale, neanchetroppo in profondita’.

C’e’ chi, criticando all’origine la Commissione dei saggi,parla addirittura di riforma della P2 e auspica una riformacaratterizzata da un ritorno al sistema proporzionalearginato da una soglia di sbarramento nazionale al 5 percento. Altri, denunciando manovre per un ritorno al passatocon un signoraggio assoluto dei partiti che troverebbero unamaggioranza di governo tra loro ”dopo” il voto, auspicano echiedono l’adozione di un doppio turno che possa designare ilvincitore politico che sara’ incaricato di formare ilgoverno.

Riforma istituzionale e quella della legge elettorale sonole due questioni che sono decisive per ottenere stabilita’ equindi credibilita’ per riguadagnare un rispetto in granparte perduto a livello internazionale. E’ il salto diqualita’ che ci chiede – e in fondo ci obbliga – l’Ue il cui”intervento” non va demonizzato perche’ e’ sempre piu’naturale nella prospettiva di una unione politica oltre cheeconomica, la prospettiva federale degli Stati Unitid’Europa.

Tuttavia una riforma elettorale senza una riforma delleistituzioni rischia di trasformarsi in una grande e vanaillusione.

Non c’e’ infatti sistema elettorale – Porcellum, Mattarellum,spagnolo o francese – che col nostro quadro politico attualerisolverebbe il problema della governabilita’ e dellastabilita’.

Il nostro quadro politico non e’ piu’ tendenzialmentebipolare (da una parte Berlusconi e dall’altra la coalizioneanti Berlusconi) ma tripolare con tre forze politiche chedetengono un terzo ciascuna dei voti. In queste condizionianche il maggioritario secco all’inglese non funzionerebbe sel’obiettivo e’ quello di individuare subito, la sera dellevotazioni, una maggioranza di governo. In alternativa c’e’solo l’affidamento alle trattative dei partiti come staavvenendo in questi giorni (in realta’ da quasi un mese) inGermania, dove la Merkel pur avendo trionfato alle elezionideve cercare degli alleati per potere avere la maggioranza alBundestag e governare. Una domanda da tenere presente e’: vogliamo una leggeelettorale per aiutare, sorreggere, una forma di governo ovogliamo solo decidere chi vince, chi prende il potere ecomanda? Ma comandare e’ cosa ben diversa dal governare.

min/sat

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