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Lunedì 4 novembre 2013 - 11:57

Province: Censis, con abolizione anche gestione scuole piu’ costosa

(ASCA) – Roma, 4 nov – ”Le Province sono le istituzioni piu’adeguate per dare identita’ e governo all’area vasta”. Loevidenzia la ricerca del Censis, dal titolo ”Rileggere iterritori per dare identita’ e governo all’area vasta. Dallamappatura del territorio nazionale una ridefinizione dellefunzioni di governo intermedio”, che verra’ presentatadomani nel corso dell’Assemblea generale delle Province alTeatro Quirino a Roma. Dallo studio emerge che le stesseragioni che sostengono la costituzione del nuovo ente”citta’ metropolitana” valgono per la gran parte deiterritori delle attuali province italiane. Province oggigovernate da enti che si vogliono invece abolire o privare direali funzioni di governo. ”Ma tali funzioni di governo nonpossono essere frammentate, distribuite in capo ai Comuni chedi volta in volta dovrebbero trovare un accordo per gestireservizi o reclamare politiche”. Il caso piu’ emblematico e’quello delle scuole superiori: ”Se la loro gestione passasseai Comuni – puntualizza il Censis – oltre a una riduzionedelle economie di scala nel campo della manutenzione, sipresenterebbero sicuramente altri problemi.

Solamente il 18,3% dei Comuni italiani ha sul proprioterritorio almeno una delle 7.036 scuole superiori (ubicatein circa 5.000 edifici scolastici). Trasferendo le competenzeai Comuni si determinerebbe una moltiplicazione dei soggettidi gestione: da 107 Province che si occupano degli edificiospitanti le scuole superiori (in media, 65 scuole perProvincia) si passerebbe a 1.484 Comuni che intervengononella gestione di 4,7 scuole in media ciascuno, dovendotrovare l’accordo e ripartire gli oneri con una media di 9,8Comuni. In definitiva, oggi un ente – la Provincia – gestisce65 istituti superiori, con tutte le economie di scalaconnesse e la possibilita’ di realizzare una programmazioneformativa. Domani – senza le Province – i Comuni sede diistituti superiori si troveranno a gestire in media solo 5scuole e dovranno condividere scelte e costi con il lorobacino d’utenza in media di 10 altri Comuni. Nella solaProvincia di Napoli, ad esempio, la parcellizzazioneporterebbe a un reclutamento gestionale di ben 69 diversienti”. La ricerca del Censis dimostra poi che ”il 75,7%dei 686 Sistemi locali del lavoro (Sll) italiani, ossiasistemi a forte coerenza e connessione tra residenza eattivita’ lavorativa, si colloca all’interno del perimetro diun’unica provincia. Anche i distretti produttivi del Paeseoperano su cluster comunali che per la gran parte interessanoil territorio di una sola provincia (64,3%) o al massimo didue province (25%). E le eccellenze territoriali del Paese,sia sotto il profilo dell’attivita’ produttiva manifatturiera(il made in Italy) che della capacita’ di attrarre flussituristici (i brand di maggiore prestigio), si insediano perla gran parte dentro i confini delle attuali circoscrizioniprovinciali (rispettivamente, il 56,3% e il 70,8%)”. Unaltro esempio, la gestione e manutenzione della rete stradaleprovinciale (pari al 72,3% della rete viaria complessiva):”Si tratta – avverte il Censis – di un’attivita’ che nonpuo’ basarsi su asettici automatismi”.

mpd/

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