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Mercoledì 30 ottobre 2013 - 20:52

Berlusconi: l’ira del Cavaliere, stop a governo. Salta pranzo con ministri Pdl

(ASCA) – Roma, 30 ott – Chiudere l’esperienza del governo Letta. Silvio Berlusconi e’ infuriato, quantomeno cosi’ viene descritto da chi lo ha incontrato nelle ultime ore. A suscitare l’ira dell’ex premier – tanto da far saltare il pranzo con i ministri del Pdl – la decisione di rendere palese il voto in Aula, a Palazzo Madama, sulla sua decadenza da senatore. ”Non ho nulla da dire ai governativi. Devono decidere con chi stare: o con me o con il Pd”, avrebbe detto ai suoi fedelissimi. Cosi’, quando in tarda mattinata Linda Lanzillotta, Scelta Civica, fa sapere che in Giunta per il Regolamento avrebbe votato a favore del voto palese, determinando cosi’ la maggioranza contro l’opzione del voto segreto, il leader del Pdl annulla l’incontro con i 5 ministri, fissato da giorni per discutere della Legge di stabilita’. Al posto degli esponenti del governo, a Palazzo Grazioli fanno ingresso i ‘falchi’ e coordinatori del partito, Sandro Bondi e Denis Verdini. E poi i due capigruppo di Camera e Senato, Renato Brunetta e Renato Schifani. In serata nella residenza dell’ex premier sono arrivati anche Daniele Capezzone, Giancarlo Galan e infine Raffaele Fitto, da tutti ormai considerato a capo della corrente anti-governativa. Berlusconi viene descritto come irremovibile – per lui sarebbe impossibile proseguire l’esperienza dell’esecutivo con chi vuole eliminarlo dalla scena politica – determinato a staccare la spina quanto prima se il governo Letta non interverra’ per modificare la legge Severino. Cosi’, se da una parte i ministri del Pdl dimostrano tutta la loro solidarieta’ e condannano la decisione ”contra personam” assunta dalla Giunta (”sara’ battaglia” contro il ”sopruso” subito in Parlamento, scrive il segretario Angelino Alfano), dall’altra non hanno intenzione di mettere la parola ‘fine’ alla vita del governo e di fare un salto nel buio. E questo ieri sera lo stesso vicepremier Alfano, nel corso di un incontro a palazzo Grazioli, a Berlusconi lo avrebbe ribadito a chiare lettere. Anche per questa ragione Berlusconi non avrebbe voluto incontrare oggi i ministri pidiellini. A questo punto, la partita all’interno del Pdl e’ di nuovo tra chi vuole continuare sulla strada delle larghe intese e chi invece vuol far cadere il governo. I filo governativi proseguono nella stesura del documento a favore della stabilita’ dell’esecutivo e di un partito che si fondi sul binomio ‘Berlusconi-Alfano’. Sullo sfondo, se Berlusconi chiedesse di sfiduciare il governo, permane la possibilita’ di creare nuovi gruppi parlamentari a sostegno dell’esecutivo Letta, con la creazione di una nuova maggioranza. Ma per Berlusconi si tratterrebbe di ”un governicchio di breve durata”. Dal canto loro, i ‘falchi’ del partito, piu’ determinati che mai, chiedono urne anticipate, se Berlusconi decadra’ da senatore, e vanno avanti verso il Consiglio nazionale del Pdl studiando il modo per anticipare l’appuntamento, come ha spiegato Raffaele Fitto in un’intervista. Addirittura c’e’ chi lo vuole fissare prima che a Palazzo Madama si esprima sulla decadenza di Berlusconi da senatore. Di certo, secondo lo stesso Fitto, tutti dovranno votare a favore del documento che sancisce la nascita di Forza Italia. Presa di posizione a cui replica dal canto suo Fabrizio Cicchitto. Per l’ex capogruppo del Pdl alla Camera, ”i diktat formulati da alcuni dirigenti del Pdl costituiscono un inaccettabile tentativo di stroncare il dibattito e di impedire lo sviluppo di un dibattito aperto e costruttivo”. ceg/vlm

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