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Venerdì 18 ottobre 2013 - 08:33

Governo: nuove difficolta’ per Letta

(ASCA) – Roma, 18 ott – ”Rassegno le dimissioni da presidente di Scelta Civica. Lascero’ il gruppo Sc del Senato e chiedero’ l’iscrizione al gruppo misto”. A sorpresa, anche se il dibattito interno da molte settimane segnalava la mancanza di un orientamento unitario e ad agosto si era dimesso da coordinatore Andrea Olivero, Mario Monti lascia la guida del movimento che aveva creato al momento della sua decisione di ”salire in politica”, annunciata con la conferenza stampa a Roma presso l’Hotel Plaza il 4 gennaio 2013. Alla proposta del nuovo raggruppamento avevano poi aderito la Fondazione Italia Futura presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, l’Unione per il Trentino di Lorenzo Dellai, un gruppo di esponenti cattolici come Andrea Olivero (ex presidente delle Acli) e Andrea Riccardi (tra i fondatori della Comunita’ di Sant’Egidio), oltre ad ex ministri del governo guidato da Monti come Renato Balduzzi ed Enzo Moavero. In vista delle elezioni dello scorso febbraio, Sc siglava un accordo con l’Udc di Fernando Casini e Fli di Gianfranco Fini. L’ex premier annuncia la decisione con un lungo comunicato: ”Si vuole il superamento di Scelta Civica in un soggetto politico dai contorni indefiniti ma, a quanto e’ dato capire, aperto anche a forze caratterizzate da valori, visioni e prassi di governo inconciliabili con i valori, la visione e lo stile di governo per i quali Scelta Civica e’ nata”. Il riferimento polemico e’ indirizzato verso la componente dell’Udc guidata da Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa, oltre che verso Mario Mauro, ministro della Difesa, area Comunione e liberazione, che sarebbero impegnati a costruire una formazione politica neocentrista aderente al Partito popolare europeo insieme alle frange del Pdl critiche verso Silvio Berlusconi. Al ritorno dagli Stati Uniti dopo l’incontro con il presidente Barack Obama, il premier Enrico Letta dovra’ fare i conti sia con la decisione di Monti, sia con le probabili dimissioni di Stefano Fassina, viceministro all’Economia. L’esponente del Pd ha scritto una lettera al presidente del Consiglio in cui segnala di essere stato estromesso dai lavori preparatori della legge di stabilita’. Fassina sostiene di aver chiesto piu’ volte la documentazione relativa alla legge di stabilita’ e di non averla mai ricevuta, oltre a non essere stato coinvolto nella stesura del provvedimento di bilancio. Monti puntualizza il dissenso sulla legge di stabilita’ come l’occasione della propria decisione: ”In questi giorni il sen. Mauro, con dichiarazioni ed iniziative, e’ venuto preconizzando, da un lato, una linea di appoggio incondizionato al governo, posizione legittima – e naturale in chi fa parte di un governo – ma che non e’ la linea di Sc”. L’ex premier annota di aver rilasciato una dichiarazione critica sul ddl di stabilita’ (”soddisfacente quanto al rispetto dei vincoli europei, timido per quanto riguarda la riduzione delle tasse”) dopo essersi consultato con gli organi del partito sentendosi poi sconfessato da una nota di undici senatori (Albertini, Casini, De Poli, Di Biagio, Di Maggio, D’Onghia, Luigi Marino, Merloni, Olivero, Romano, Rossi) che si riconoscono nella posizione del ministro Mauro acriticamente a favore delle scelte dell’esecutivo. Da qui il punto politico di divergenza: ”Al fine di esercitare sul governo lo stimolo di cui ha bisogno per affrontare risolutamente le riforme, superando le resistenze conservatrici alle quali e’ sottoposto da parte del Pdl e del Pd, la dichiarazione concludeva: la posizione che Sc terra’ nell’iter parlamentare dipendera’ dalla misura in cui il governo vorra’ e sapra’ accogliere le preoccupazioni indicate”. Scelta Civica ha ottenuto nelle elezioni politiche dello scorso febbraio l’8,3% alla Camera (37 eletti) e il 9,1% al Senato (19 eletti). Nel governo due ministri e un viceministro fanno riferimento a Sc: Mario Mauro alla Difesa, Enzo Moavero agli Affari europei e Carlo Calenda allo Sviluppo economico. Due i sottosegretari: Ilaria Borletti Buitoni ai Beni Culturali e Mario Giro agli Esteri. La gestione di Sc tocca ora al vicepresidente vicario Alberto Bombassei fino all’ attivazione delle procedure previste dallo Statuto per la nomina del nuovo presidente. Dopo le dimissioni di Monti, non e’ da escludere l’ eventualita’ dello scioglimento del movimento. gar/cam

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