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Venerdì 11 ottobre 2013 - 16:00

Legge stabilita’: Confapi da Letta, chiesto rilancio piccole imprese

(ASCA) – Roma, 11 ott – Il Presidente di CONFAPI, Maurizio Casasco, in rappresentanza delle 100.000 Piccole e Medie Imprese che applicano i CCNL della Confederazione, ha incontrato questa mattina a Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio Enrico Letta nell’ambito delle consultazioni ufficiali in merito al disegno di legge di stabilita’ 2014. Lo rende noto Confapi in un comunicato stampa. ”Si e’ trattato di un cordiale e costruttivo incontro a due – si legge nel comunicato – in cui il Presidente del Consiglio Letta ha illustrato le linee strategiche del Governo, improntate a regole certe che possano permettere un progetto economico di sviluppo industriale, ed in cui il Presidente Casasco ha espresso con la consueta franchezza le proposte concrete di CONFAPI ai fini di un deciso rilancio delle Medie Piccole Micro Industrie, il principale motore economico italiano”. Quindi prosegue: ”Il Presidente di CONFAPI ha rappresentato al Presidente Letta, a cui ha espresso stima e sostegno, l’importanza fondamentale di introdurre un nuovo concetto di intervento economico, qualitativamente mirato in funzione della dimensione dell’impresa. Non e’, infatti, possibile tralasciare il fatto che tale aspetto dimensionale, ad oggi non sufficientemente preso in considerazione, incide fattivamente sulla marginalita’ dei costi da queste sostenute, nettamente superiori rispetto alla grande impresa”. L’associazione dei piccoli imprenditori dichiara le proprie disponibilita’: ”CONFAPI, al fine di concorrere concretamente al raggiungimento di tale obiettivo, e’ disponibile a sostenere la rinuncia a favore dei lavoratori, della quota di riduzione del cuneo fiscale spettante alle aziende, in ragione dimensionale, nell’importo oggi ipotizzato di circa Euro 200,00 annui per lavoratore. Infine le richieste: ”Corrispettivamente viene portata all’attenzione del Governo la richiesta di attuazione di norme economiche e fiscali che tengano in reale considerazione la dimensione delle industrie e, quindi: la revisione della deduzione del costo del lavoro ai fini IRAP, modificando l’attuale sistema forfetario, prevedendo differenti importi a seconda dell’incidenza del costo del personale sul valore della produzione, di modo che vengano agevolate le realta’ nelle quali il costo della manodopera incide maggiormente; l’abolizione dell’IRAP per le aziende in perdita; la progressivita’ dell’IRES sul modello USA, Regno Unito, Olanda e Spagna; rendere l’IMU pagata dalle industrie sugli immobili strumentali deducibile sia dall’IRAP che dal reddito d’impresa; la revisione della fiscalita’ degli oneri finanziari, introducendo una franchigia di Euro 100.000 sulla deduzione eccedente il 30% del ROL. Tali misure troverebbero copertura nella maggiore progressivita’ dell’imposta in capo alle imprese di maggiori dimensioni”. com-sgr/gbt

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