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Mercoledì 2 ottobre 2013 - 08:40

Governo: Letta a un passo dalla fiducia, il Pdl si spacca

(ASCA) – Roma, 2 ott – L’ultimo tentativo di accordo nel Pdl sfuma dopo le 23, quando Angelino Alfano si reca a palazzo Grazioli per l’ennesimo contatto della giornata con Silvio Berlusconi. L’incontro dura mezz’ora, troppo poco per una fumata bianca. Alfano lascia palazzo Grazioli con la faccia scura. Mentre il Cavaliere conferma l’indicazione al Pdl di non votare la fiducia al governo di Enrico Letta, Alfano – ancora formalmente segretario del partito – annuncia il voto favorevole suo, degli altri quattro ministri pidiellini le cui dimissioni sono state intanto respinte dal premier, e di un congruo numero di senatori e deputati: ”Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito debba votare la fiducia al premier Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti”. Quanti saranno a seguire questa scelta lo si vedra’ al momento del voto di fiducia. I riflettori sono puntati soprattutto sull’ Aula del Senato, dove Carlo Giovanardi, ex Udc che scelse Forza Italia, prevede che a votare la fiducia potrebbero essere una quarantina di senatori del Pdl. I piu’ attivi nell’organizzare il dissenso sono Maurizio Lupi, Roberto Formigoni e altri parlamentari che fanno riferimento a Comunione e liberazione. Berlusconi sembrava a un certo punto disponibile a indietreggiare confermando la fiducia all’esecutivo con la condizione che Letta riaprisse la trattativa sul programma di governo inserendo il tema della non retroattivita’ della legge Severino che prevede l’ incandidabilita’ per i politici condannati in via definitiva a causa di reati come la frode fiscale. Il presidente del Consiglio si e’ pero’ subito dichiarato indisponibile a seguire questa strada. Che la situazione sia giunta a un punto di non ritorno lo dimostra il match nella trasmissione tv ”Ballaro”’ tra Alessandro Sallusti, direttore del ”Giornale”, e Fabrizio Cicchitto, ex capogruppo del Pdl alla Camera. Il primo accusa di ”tradimento” chi votera’ a favore del governo. Il secondo ribatte che chi ha spinto il Pdl su posizioni estremistiche sta provocando un danno alla causa del berlusconismo. ”Vigliacco”, ”stalinista”, ”picchiatore” sono alcuni degli epiteti che si sono scambiati l’uno contro l’altro Sallusti e Cicchitto. E’ a un passo dal successo la strategia seguita da Letta: no a nuove maggioranze con singoli transfughi e Sel, piuttosto il diktat al Pdl chiedendo di separare il destino di Berlusconi – dopodomani la Giunta delle elezioni del Senato votera’ per la sua decadenza – da quello del centrodestra in modo da continuare nelle larghe intese di governo. Conferma Dario Franceschini, ministro per i rapporti con il Parlamento: ”Il governo porra’ la questione di fiducia in modo che ogni scelta avvenga in Parlamento, alla luce del sole, senza ambiguita’ e ipocrisie e senza alcuna trattativa”. La previsione e’ che oggi alle 9,30 il premier terra’ un discorso programmatico sugli impegni governativi da espletare almeno fino all’inizio del 2015, dopo il semestre europeo a presidenza italiana. Su questo arco temporale si sarebbero dichiarati d’accordo i pidiellini pronti a distinguersi da Berlusconi, che non escludono l’ipotesi di una nuova maggioranza capace di arrivare perfino alla fine della legislatura in modo da dare ai dissidenti del Pdl la possibilita’ di riorganizzare una nuova forza politica di centrodestra collegata al Partito popolare europeo, che potrebbe assumere gia’ da oggi la denominazione di Nuova Italia, avendo a disposizione tempi lunghi. Il presidente del Consiglio nel pomeriggio e’ salito al Quirinale per riferire della situazione politica in movimento al Capo dello Stato, prima di una serie di incontri a palazzo Chigi, tra cui quello con Matteo Renzi. ”Ho detto al premier Letta che da sindaco, da militante democratico ma soprattutto da cittadino spero che prevalga l’interesse del Paese. E continuo a fare il tifo per un governo solido che faccia bene per le famiglie, per le imprese, per l’Italia. Tutto il resto lo lascio ai professionisti della chiacchiera”, spiega il sindaco di Firenze in un post su Facebook. Renzi, se il pericolo della crisi di governo dovesse rientrare, dovra’ ora tornare a concentrarsi sul Congresso del Pd del prossimo 8 dicembre nel quale e’ candidato alla segreteria rinviando ad altra fase l’ambizione di guidare il centrosinistra nelle elezioni politiche. Dopo Renzi, e’ arrivato a palazzo Chigi Gianni Letta che ha incontrato il ministro Franceschini. Nel pomeriggio c’e’ stata la riunione dei gruppi parlamentari del Pd introdotta dal segretario Guglielmo Epifani: ”Letta fara’ un discorso forte tenendo separate la questione del governo da quella personale di Berlusconi: non fara’ sconti su questo e sosterra’ la necessita’ di una politica di rilancio degli investimenti e sostegno alla scuola e al welfare”. gar/cam

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