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Venerdì 20 settembre 2013 - 13:21

Omofobia: Brunetta, Senato ponga rimedio a obbrobrio giuridico

(ASCA) – Roma, 20 set – ”Abbiamo votato no alla leggesull’omofobia perche’ ad un certo punto del dibattitoparlamentare il Partito democratico ha cambiatoatteggiamento, per arrivare a una legge di bandiera, unalegge identitaria, ideologica, diretta non a tutti icittadini ma ai propri elettori. Al Pd non importa che agliitaliani arrivi un messaggio chiaro e unanime contro gliatteggiamenti omofobi, importa solo rivendicare il proprioruolo”. Lo afferma in una nota Renato Brunetta, presidentedei deputati del Pdl.

”Prima che il provvedimento riprendesse il suo cammino inAula, l’accordo e’ saltato sull’ emendamento, a firma Verini(Pd), che nella sua seconda parte estende ai reati diomofobia le aggravanti previste dalla legge Mancino del ’93,adottata in origine contro i reati di discriminazione eviolenza anche razzista (e non le aggravanti generiche di cuiall’art. 61 codice penale, che avrebbe eventualmente trovatoanche l’assenso del Pdl) – aggiunge Brunetta -. Il Pd non haritenuto nemmeno accoglibile la proposta di accordo da noiformulata sull’aggravante a carattere generale nell’ambitodell’art. 61 del codice penale. In poche parole, dopo averraggiunto delle intese, il Pd non le ha rispettate”.

”L’emendamento Verini ha ricevuto nella sua interezza ilsostegno dell’onorevole Scalfarotto, relatore per il Pd.

L’onorevole Leone, relatore del Pdl, invece, pur favorevolealla prima parte dell’emendamento, che espressamente prevedeil principio secondo cui non costituiscono discriminazione,ne’ istigazione alla discriminazione, la libera espressione emanifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili alpluralismo delle idee, purche’ non istighino all’odio o allaviolenza, ne’ le condotte conformi al diritto vigente, si e’dimesso perche’ fermamente contrario alla seconda partedell’emendamento, introduttiva dell’aggravante Mancino -sottolinea il capogruppo del Pdl -. In Aula, in coerenza coni nostri principi, non abbiamo certamente negato lanecessita’ di apprestare una tutela a categorie deboli, maabbiamo tenacemente difeso l’uso di corretti strumentigiuridici, conformi alla Costituzione ed al diritto. Non sipossono sfasciare le norme in nome di un’ideologia. Bastiriflettere sul dato che applicando la nuova aggravante ognireato che riguardi le diversita’ sessuali sara’ procedibiled’ufficio, compresa, per esempio, la diffamazione. A taleobbrobrio giuridico il Senato dovra’ porre immediatorimedio”.

com-ceg/mau/ss

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