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Martedì 17 settembre 2013 - 08:36

Riforme: pronte le proposte dei saggi, non c’e’ il semipresidenzialismo

(ASCA) – Roma, 17 set – Si conclude questa mattina a Francavilla a mare il seminario iniziato domenica dei saggi che affiancano il ministro Gaetano Quagliariello nel lavoro istruttorio sulle riforme costituzionali. Alle 18, presso la Sala Bianca della presidenza del Consiglio, sara’ lo stesso ministro per le riforme istituzionali a incontrare i giornalisti per presentare il documento finale, che sara’ consegnato al governo e messo a disposizione delle Camere, scaturito dal seminario i cui lavori sono stati trasmessi online per assicurarne la trasparenza. Tocchera’ al premier Enrico Letta e al Parlamento decidere le modalita’ di discussione delle varie proposte nelle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. In questo modo, la Commissione composta dai saggi conclude il proprio lavoro con un mese di anticipo rispetto alla scadenza del 15 ottobre che si era data. Il documento composto da una quindicina di cartelle, definito ”aperto” perche’ non illustra scelte univoche, e’ stato distribuito ai saggi ieri sera dopo le 19. Questa mattina, con una seduta plenaria della Commissione, si prevedono le ultime limature al testo. Secondo alcune anticipazioni, il documento propone una forma di governo parlamentare ”rafforzata” che prevede maggiori poteri al presidente del Consiglio. Nel testo non comparirebbero riferimenti all’ipotesi di un sistema politico presidenziale o semipresidenziale, idea tradizionalmente cara al centrodestra. Questa scelta potrebbe causare reazioni polemiche nel Pdl. Per quanto riguarda la legge elettorale, si privilegerebbe l’ipotesi che fissa al 40% il tetto affinche’ un singolo partito o una coalizione possa acquisire il premio di maggioranza che permette la governabilita’ (resta da decidere se ripristinare le preferenze). Qualora nessuna delle forze in campo raggiunga il 40%, si prevede un doppio turno tra le prime due coalizioni. Tale proposta era stata avanzata nei mesi scorsi da Luciano Violante, Pd, che fa parte della Commissione dei saggi nominati dal premier Enrico Letta di cui presiede il gruppo dei relatori (dall’iniziale Commissione dei 35 saggi si sono dimesse per dissensi sui suoi poteri la costituzionalista Lorenza Carlassare e la politologa Nadia Urbinati). Il documento, da quanto si apprende, dovrebbe essere suddiviso in cinque punti: forma di governo, legge elettorale, bicameralismo, titolo V della Costituzione (l’organizzazione dello Stato in Regioni, Comuni e Province), procedimenti legislativi. Tra le innovazioni, ci sarebbe quella della fiducia prevista dalla sola Camera al presidente del Consiglio che avra’ tra i suoi poteri quello di nomina e revoca dei ministri. Si introduce pure la ”sfiducia costruttiva”: chi vuole aprire la crisi dell’esecutivo dovra’ necessariamente indicare una maggioranza alternativa. Il Senato verrebbe trasformato in Camera delle autonomie in modo da superare definitivamente il tradizionale ”bicameralismo perfetto” che ha caratterizzato fin qui il sistema politico italiano. La Camera delle autonomie avrebbe competenze esclusivamente in materia di leggi costituzionali e di leggi che affrontano i rapporti tra Stato e Regioni. Altra novita’ e’ quella che prevede piu’ rapidi iter legislativi grazie alla modifica dei regolamenti della Camera (si punta a evitare l’ uso eccessivo dei decreti legge da parte del governo dando tempi certi ai disegni di legge che saranno presentati dall’esecutivo). Prevista dai saggi anche la riduzione del numero dei parlamentari: i deputati diventerebbero 480 invece di 630; la Camera delle autonomie avrebbe 120 componenti (attualmente il Senato e’ formato da 315 membri). Difficile prevedere i tempi di realizzazione delle riforme annunciate, tenendo conto del precario quadro politico alle prese con il caso della decadenza di Silvio Berlusconi dal Senato. Per velocizzare i tempi, la Camera ha intanto provveduto nelle scorse settimane ad approvare la deroga all’articolo 138 della Costituzione che stabilisce il procedimento di revisione costituzionale e di formazione di leggi costituzionali. Il ddl n. 813 ha istituito una procedura straordinaria per l’approvazione delle riforme costituzionali in deroga a quella ordinaria, con il conferimento della funzione referente a un unico Comitato bicamerale (e non alle Commissioni di Camera e Senato), nominati dai rispettivi presidenti (anch’essi facenti parte del Comitato), rispecchiando la proporzione tra i gruppi parlamentari. Le proposte del Comitato verrebbero poi sottoposte all’esame delle Camere, che sarebbero tenute ad approvare le riforme entro 18 mesi dall’avvio dell’iter, in virtu’ anche della riduzione da tre mesi a quarantacinque giorni dell’intervallo tra la prima e la seconda deliberazione. La legge, infine, sarebbe sottoposta a referendum confermativo. Per favorire la piu’ ampia partecipazione al dibattito sulle riforme costituzionali, dall’8 luglio all’8 ottobre il governo ha deciso che sul sito www.partecipa.gov.ittutti i cittadini possano rispondere a una serie di domande per proporre le proprie opzioni.. gar/lus

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